La tesi degli amici in pericolo “smontata” da una chiamata fatta nell’imminenza del raid omicida

I fratelli Bianchi
I fratelli Bianchi

Nella vicenda giudiziaria relativa all’omicidio di Willy Monteiro spunta anche la telefonata che smentisce il racconto dei fratelli Marco e Gabriele Bianchi, condannati all’ergastolo in primo grado che in aula hanno scaricato le principali responsabilità sul coimputato Francesco Belleggia. Il senso è questo: i due condannati hanno sempre detto che la notte tra il 5 e il 6 settembre 2020 loro si recarono ai giardini di Colleferro perché temevano che i loro amici fossero in pericolo, ma quella tesi per cui il loro sarebbe stato un gesto di supporto a persone in difficoltà verrebbe “smontata” da una chiamata fatta nell’imminenza del raid omicida.

La telefonata che smentisce i fratelli Bianchi

Repubblica parla di una “conversazione di 15 secondi tra Gabriele Bianchi ed Omar Shabani”. Si tratta di una chiamata sulla quale i due condannati hanno sempre tenuto un riserbo stretto. Da un lato c’è la tesi dei due espressa in dibattimento: “Quando siamo arrivati e abbiamo visto tutta quella folla pensavamo che stessero aggredendo i nostri amici”. Dall’altro c’è quella telefonata di cui non si conosce il contenuto ma che ha un timing logico incontrovertibile, perché? Perché alle 3.22 Gabriele impugna il cellulare e chiama Omar, con cui parla per 15 secondi, esattamente un minuto dopo i Bianchi fanno irruzione ai giardinetti per “aiutare” gli amici e ammazzano Willy di botte, secondo sentenza di primo grado prossima a sfociare in appello.

Avevano già l’informazione di “nessun pericolo”

Ma se Gabriele aveva parlato con Shabani un minuto prima di arrivare con il fratello ai giardinetti era molto improbabile che lui ed il fratello non sapessero dalla viva voce del diretto interessato che nessuno era in pericolo e che quindi un’azione di “difesa” era inutile. Perciò la loro fu un’aggressione gratuita, a meno che Shabani, per qualche illogico motivo, non abbia mentito di proposito.