La trappola

Alessandro De Angelis

Ormai si può parlare di “trappola”. È così che viene percepito il governo nel lungo autunno dello scontento democratico. Trappola, perché è la classica situazione in cui avanti non si riesce ad andare e indietro non puoi tornare. Questo è il quadro che emerge, senza tante reticenze, da una serie di colloqui con alti dirigenti del Nazareno e qualche ministro del Pd: “Come si fa ad andare avanti in queste condizioni?” è la domanda che, al momento, resta senza risposta. E questo dà l’idea della crisi politica in atto: “Il governo non sembra nelle condizioni di governare”.

È lungo l’elenco dello scontento. Qualche elemento: sulla manovra ha presentato più emendamenti la maggioranza (4500) che l’opposizione, caso unico nella storia di una coalizione che vuole cambiare una manovra appena varata e frutto di una complicata mediazione tra le istanze dei partiti; mai si era visto che, dopo tre mesi di governo, parecchie deleghe ministeriali, come quella alla Comunicazione per citarne un caso, non sono state ancora assegnate. E poi l’Ilva, la prescrizione, l’Emilia Romagna, la distanza che si è manifestata al tavolo convocato da Conte questa mattina tra Gualtieri e Di Maio al vertice sulla riforma del fondo salva-Stati (leggi qui pezzo di Angela Mauro). Tutti dossier dove la divisione politica è accompagnata da un crescente clima di sfiducia tra i partner di governo.

La fotografia è questa, accompagnata da un corollario non banale, che forse è la vera notizia. L’assenza di un “piano B”. Solo qualche settimana fa anche il segretario del Pd coltivava l’idea che, in fondo, se il quadro fosse precipitato – per colpa di Renzi, per un incidente, per qualunque ragione – si sarebbe potuto andare “al voto con Conte”. L’ipotesi adesso non sembra essere più in campo. Per tutta una serie di ragioni. La prima è che c’è pur sempre un paese, con le sue emergenze, la sua agenda di priorità: è immaginabile andare al voto, anche...

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