La Turchia non ferma i migranti. La Grecia li arresta

Brahim Maarad

Ankara non li ferma, Atene li respinge e li arresta: così la crisi migratoria sulla rotta balcanica torna a preoccupare l'Europa.

I turchi accusano i greci di aver ucciso un migrante siriano. I greci accusano i turchi di minacciare consapevolmente le sicurezza nazionale di Atene e condannano a quattro anni di carcere chiunque entri illegalmente nel Paese. Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, rivendica la sua strategia e invita l'Europa a "farsi carico della propria parte del fardello".

La cancelliera tedesca, Angela Merkel, definisce "totalmente inaccettabile che questo avvenga alle spalle dei profughi". Nel frattempo si torna a morire in mare: sono almeno due i cadaveri restituiti dalla corrente, tra cui quello di un bambino, sulle coste greche. La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, si recherà domani in Grecia per valutare da vicino la situazione.

"La nostra priorità è dare a Bulgaria e Grecia tutto il supporto necessario per gestire la situazione sul terreno. La sfida che la Grecia ha di fronte è una sfida europea. Di conseguenza domani andrò con Charles Michel (il presidente del Consiglio europeo) e David Sassoli (presidente dell'Europarlamento), i rappresentanti delle tre istituzioni, in Grecia, con il primo ministro per visitare l'area di frontiera per valutare sul terreno come aumentare il nostro sostegno", ha annunciato.

I video che imbarazzano Atene

Dall'alba di sabato le autorità greche hanno impedito l'ingresso nel Paese e 24.203 persone. Altre 183 sono state arrestate e alcune di queste sono state già condannate a quattro anni di carcere e a una multa di 10 mila euro. A mettere in imbarazzo Atene sono i video che circolano online e che mostrano la Guardia costiera picchiare i profughi in mare e respingerli a colpi d'arma da fuoco in aria.


Inoltre la Turchia ha accusato le autorità elleniche di essere responsabili dell'uccisione di un cittadino siriano morto, apparentemente, sotto i colpi dei gas lacrimogeni e bombe assordanti. Accuse che vengono respinte e smentite dalla Grecia. Il direttore esecutivo di Frontex ha concordato sull'avvio di un rapido intervento di frontiera per assistere la Grecia nella gestione del gran numero di migranti alle sue frontiere esterne.

La richiesta era arrivata nella serata di ieri direttamente da Atene. Gli interventi rapidi alle frontiere sono progettati per fornire assistenza immediata a uno Stato membro dell'Ue che è sottoposto a pressioni urgenti ed eccezionali alle sue frontiere esterne, in particolare in relazione a un gran numero di cittadini di paesi terzi che cercano di entrare illegalmente nel suo territorio. La Germania, che nel 2015 aveva ospitato un gran numero di profughi siriani, questa volta precisa che "la via per l'Ue non è aperta".

"Vediamo profughi e migranti dei quali la parte turca dice che la via verso l'Unione europea sia aperta: ovviamente non lo è", ha evidenziato il portavoce del governo tedesco, Steffen Seibert. Da parte sua, la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha annunciato la volontà di dialogare con la Turchia per "trovare terreno comune" sulla situazione dei rifugiati nel Paese e discutere "altro sostegno se necessario".