"La Ue imiti gli Usa. La rapidità negli aiuti paga", dice l'economista Piga

Gaia Vendettuoli

AGI - Il dato sul balzo degli occupati negli Stati Uniti a maggio è frutto di una politica economica che risponde subito, con misure fiscali e liquidità, all'emergenza e che ritiene dunque il fattore tempo un elemento fondamentale. Una 'lezione' che arriva da Oltreoceano che l'Europa dovrebbe cogliere per rialzarsi dalla crisi innescata dalla pandemia di coronavirus e per ripartire.

Lo afferma, in un colloquio con l'AGI, l'economista Gustavo Piga. E osserva: "In Europa si parla molto, ed è bene che si parli. Però, ad esempio, se avremo il Recovery Fund non sarà prima dell'inizio del 2021, mentre per essere davvero efficace sarebbe dovuto scattare immediatamente. Ed è per questo che in Italia possiamo parlare quanto vogliamo degli aiuti europei, ma la maggior parte del lavoro va fatta subito e con le nostre risorse".

L'importanza del fattore "tempo"

Gli Stati Uniti - spiega l'esperto - con le cifre di ieri sull'occupazione "dimostrano che il fattore tempo è fondamentale. Poi si può dibattere dei dettagli, ma la sostanza rimane quella". Ragiona il professore di Economia politica dell'Università di Roma Tor Vergata: "L'economia americana è generalmente molto più flessibile, quindi perde molto di più all'inizio ma recupera più in fretta. E la stessa politica è molto conscia di questo suo ruolo: sa che essendo l'economia molto flessibile, ha bisogno di un sostegno immediato per recuperare. Noi in Europa abbiamo dei meccanismi più solidi di assistenza alle persone e tutto diventa in un certo senso meno drammatico ma anche più lento come recupero. E questo lo abbiamo visto in tantissime crisi".

"Detto ciò - sottolinea - non farebbe male in questa fase fare nostro un po' di aspetto americano" perché "il grande rischio di questa crisi è che le imprese, soprattutto quelle piccole, chiudano per sempre. E quindi l'urgenza ce l'abbiamo anche noi che siamo europei e dobbiamo mostrare di essere consci di questo".

Ultimi dati sul lavoro negli Usa

Andando ad analizzare il dato di ieri sulla 'riscossa' dell'occupazione negli States, per il professore si tratta di "un recupero dell'occupazione che riguarda coloro che avevano perso temporaneamente il lavoro", mentre "il numero di chi ha perso il posto in modo permanente continua a crescere: i dati ci dicono che sono passati da 2 milioni a 2,3 milioni.

Il numero di coloro interessati da una sospensione temporanea del lavoro è sceso invece da 18 milioni a 15 milioni", afferma Piga. Una notizia sicuramente buona, ma che per l'economista conferma che possano rimanere dei problemi strutturali. "Tutto si gioca su cosa avverrà adesso".

La manovra della Casa Bianca

Osserva l'economista: "È ovvio che l'amministrazione Trump e il Congresso hanno fatto una manovra fiscale enorme, di 3.000 miliardi di dollari, e questo sicuramente deve avere avuto un impatto. Ora però c'è un grande dibattito perché i numeri mostrano che lì dove non si recupera è la pubblica amministrazione: i lavori recuperati sono fuori nel settore privato, mentre nella pubblica amministrazione c'è una perdita consistente di posti e questo è dovuto a una diversa enfasi che hanno Democratici e Repubblicani".

Secondo l'esperto i primi infatti spingono su minori tasse, mentre i secondi fanno pressioni per aiutare Stati e Comuni a riprendere gli impiegati persi. "Bisognerà vedere quale dei due schieramenti vincerà - prosegue nel ragionamento Piga - tra l'altro i Repubblicani sembrano volere adesso rallentare gli aiuti mentre i Democratici continuano a chiederli". Insomma, per l'esperto è una battaglia che da adesso si giocherà molto a livello politico. Ma il dato resta complessivamente un segno positivo.

Il ruolo dei consumatori

C'è poi un altro fattore per il prof di Economia politica da prendere in considerazione: come si comporteranno i consumatori rispetto a quei beni e servizi che sono più a rischio di ripresa per i timori di una seconda ondata di Covid. "Pensiamo all'industria dei viaggi - afferma - lì dipenderà molto dalla percezione complessiva e dall'ottimismo (o meno) dei consumatori". I fattori insomma per parlare a oggi di una ripresa vera negli Stati Uniti "sono tanti". E in questo contesto la politica fiscale resta un elemento fondamentale. Insieme ai suoi rapidissimi tempi d'azione".