La variante indiana preoccupa Londra

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AGI - Il recente incremento dei contagi in Gran Bretagna, legato al diffondersi della variante indiana, preoccupa e rischia di ritardare l'ultima fase delle riaperture, prevista il 21 giugno. Il primo ministro, Boris Johnson, si è detto "ansioso" e non ha escluso l'imposizione di lockdown mirati.

I dati di giovedì hanno segnalato 1.313 casi di Covid-19 nel Regno Unito in 24 ore, un dato pari al doppio di quelli registrati appena 10 giorni fa. La maggior parte dei nuovi contagi è stata segnalata in Inghilterra, in particolare tra i giovani.

Il governo non ritiene che la mutazione, nota come B.1.617.2, possa mostrare resistenze ai vaccini o causare sintomi più severi ma gli esperti temono che si diffonda più velocemente. L'indice di riproduzione da tre settimane risulta infatti in leggero rialzo, attestato tra 0,8 e 1,1.

La variante è stata finora responsabile di quattro decessi ed è particolarmente diffusa a Londra, che conta per oltre il 30% dei casi. Altri focolai sono stati segnalati a Bolton, Blackburn e Nottingham.

Le possibili contromisure

Il ministro responsabile dei vaccini, Nadhim Zahawi, è pronto a valutare una revisione della campagna vaccinale, somministrando il siero ai giovani che vivono con i genitori o con parenti più anziani. L'esperimento pilota avviato a Luton, ha spiegato il ministro, si è dimostrato da questo punto di vista efficace.

In ogni caso, ha avvertito Zahawi, le riaperture previste non prima del 21 giugno, che comporterebbero un ritorno pressoché totale alla normalità, rimangono legate a un nuovo superamento dei '4 test': il buon andamento della campagna vaccinale, l'efficacia di quest'ultima nel ridurre decessi e ricoveri, tassi di infezione che non rischiano di porre la sanità sotto pressione eccessiva e una valutazione generale del rischio non compromesso dalle nuove varianti. E sono questi ultimi due test, secondo Zahawi, a non avere più un esito scontato.

I dubbi degli esperti

Per ridurre i pericoli al minimo, il governo sta valutando di accelerare i tempi del richiamo per quei dieci milioni di cittadini appartenenti alle fasce più vulnerabili che ancora hanno ricevuto solo la prima dose. Il professor Paul Hunter, consulente dell'Oms, ha però espresso alla Bbc perplessità per questa strategia, in quanto è stato provato che una maggiore distanza temporale tra la prima dose e il richiamo garantisce risultati migliori.

Neanche concentrare le vaccinazioni nella aree con più contagi è un'idea efficace, secondo Hunter, in quanto le persone vaccinate impiegano due o tre settimane per sviluppare l'immunizzazione e concentrare le somministrazioni in aree specifiche potrebbe significare distoglierle da altre dove potrebbero essere in via di sviluppo focolai ancora ignoti.

Al momento la variante indiana, complice la revoca di molte restrizioni, si sta diffondendo soprattutto tra persone giovani e non vaccinate ma gli scienziati temono che un incremento dei casi tra gli anziani possa di nuovo riempire gli ospedali. La campagna vaccinale, pur procedendo a pieno ritmo, non ha infatti messo ancora al sicuro tutte le persone a rischio.

Secondo un modello elaborato dall'Università di Warwick, una variante con una trasmissibilità superiore del 30 o del 40% in coincidenza con l'allentamento delle restrizioni a maggio e giugno potrebbe portare a un numero di ricoveri superiore a quello della prima ondata.

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