La vedova dell'infettivologo Carlo Urbani: "Mio marito infettivologo morì di Sars per salvare i pazienti. Oggi rivivo quei momenti"

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Carlo Urbani

“Mio marito Carlo morì di Sars. Era infettivologo: quel giorno di 16 anni fa lo chiamarono e non si tirò indietro”. Sono le parole della vedova di Carlo Urbani, il medico che il 29 marzo del 2003 morì a Bangkok dopo aver contratto la Sars, la sindrome respiratoria acuta grave, che l’infettivologo marchigiano contribuì a identificare, responsabile di 8 mila contagi e 775 morti tra il 2002 e il 2003. A riportare il racconto della signora Giuliana Urbani è il Corriere della Sera

“Carlo era dirigente dell’Organizzazione mondiale della Sanità ad Hanoi, l’avevo seguito con i nostri tre figli. Quando lo cercarono dall’ospedale non si risparmiò [...] Gli chiesero di andare in ospedale dove un uomo d’affari non riusciva a guarire da una strana infezione. Oggi rivivo tutti quei momenti”.

Questa la confessione della donna, che ricorda il marito proprio nei giorni in cui l’allarme per il virus di Wuhang riempie le cronache di tutto il mondo.

“La sua passione di infettivologo con 10 anni di esperienza a Macerata era troppo forte. Ero terrorizzata, pensa anche alla famiglia lo pregavo. Mi tranquillizzava [...] Il 18 marzo partì per Bangkok, lo salutammo che stava bene. Durante il volo cominciò ad accusare i primi sintomi, febbre e tosse, e una volta a terra si consegnò ai medici. Ci sentimmo la sera. Capimmo subito. Morì dopo una decina di giorni di isolamento”.

A chi le chiede se oggi, con un nuovo allarme sanitario a destare l’attenzione della comunità internazionale, possa ripetersi la situazione del 2003 la vedova Urbani risponde: 

“Se Carlo fosse qui oggi, farebbe come 16 anni fa, fortunatamente andrebbe a finire in modo diverso grazie ai protocolli di sicurezza che lui ha contribuito a mettere in campo”.

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