La vedova Schifani dopo l'arresto del fratello per mafia: "Ora inginocchiati tu, Caino"

“Adesso inginocchiati tu, Pino, mio Caino, fratello traditore”. Rosaria Costa è sconvolta, incredula, ferita, arrabbiata. La vedova dell’agente Vito Schifani, morto nella strage di Capaci, parla sul Corriere dell’arresto di suo fratello nell’ambito di un’inchiesta su un clan di Palermo. La donna che ai funerali del marito pronunciò la frase divenuta simbolo della ribellione alla mafia, la rivolge adesso al fratello.

“Inginocchiati davanti a Dio e agli uomini. Chiedi perdono. E pentiti raccontando tutto quello che hai visto e sentito tra i mafiosi. Svela i nomi e gli sporchi affari di chi ti sei ritrovato vicino, stando ad accuse che sono palate di fango sulle nostre vite...” 

Gli inquirenti non hanno dubbi. Giuseppe Costa, detto “Pinuzzu u chieccu (balbuziente ndr)”, è un componente della famiglia mafiosa di Vergine Maria svolgendo le funzioni di esattore delle richieste estorsive destinandole ai carcerati. Rosaria era ignara di tutto ciò, prova adesso vergogna per quanto scoperto. 

“Come avrei potuto capire e sapere tutto questo? Ignoro se sia vero. Per me Pino resta quel fratello che ho visto crescere con mille problemi. L’adolescenza di un bullizzato. Lo chiamavano “Pino il checcho”. Per la balbuzie. Sempre isolato. A un tratto, a tredici anni, non è più andato a scuola. E ha cominciato a cercare un lavoro, a fare il manovale, il muratore. Frequentando gli ambienti malsani delle borgate palermitane. Non riesco a capire come possa essere caduto nella trappola. I mafiosi sono dei mostri che reclutano questi elementi. Soprattutto i deboli. Per farli sentire forti. Sfruttandoli. Ominicchi. Ma non può essere una attenuante per Pino che così ha rovinato la sua e la mia vita”.

Rosaria non ha alcun dubbio, se il fratello non dovesse pentirsi lo ripudierebbe.

“Capite la vergogna che si rovescia addosso alla nostra storia per quel maledetto? Aveva quattro mesi il mio bimbo quando arrivò la strage portando via la nostra vita. Che fatica riprenderla a pezzi, provare a costruire un futuro senza Vito per quel bimbo che cresceva facendo mille domande. E io dovevo cercare le risposte. Tormenti intimi a parte, adesso sembrava che tutto si stesse rimettendo a posto. Parlo di mio figlio. Vederlo giurare fra i cadetti, superare la laurea, la prima divisa, i gradi... e le manifestazioni antimafia con il capo della polizia, con Don Ciotti, con gli altri familiari di vittime di mafia... Ecco, penso a tutto questo e chiedo scusa al mondo per avere avuto un mostro in famiglia”.

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