La verità e le possibilità concrete che l’Europa “chiuda i rubinetti” ad un’Italia insolvente

Il premier dimissionario Mario Draghi
Il premier dimissionario Mario Draghi

Crisi di Governo e conseguenze paventate: rischiamo davvero di perdere i fondi del Pnrr? La verità non così drastica e le possibilità concrete che l’Europa “chiuda i rubinetti” ad un’Italia insolvente sono al centro delle analisi politiche di questi giorni, analisi che vedono i partiti più o meno divisi fra quelli che paventano una catastrofe certa e quelli che vedono nella caduta del governo di Mario Draghi un atto “indolore” per i ristori Ue al paese.

Davvero rischiamo di perdere i fondi del Pnrr?

Ovviamente la verità sta nel mezzo ed altrettanto ovviamente l’erogazione dei fondi europei del Recovery Plan era legata non tanto alla permanenza di Draghi a Palazzo Chigi, quanto piuttosto al fatto che Palazzo Chigi ha la facoltà di agire anche in regime di rapporto fiduciario cessato con un Parlamento disciolto dal Capo dello Stato. Il dato certo è che l’Italia non perderà i fondi Pnrr in automatico perché esiste un’agenda di governo che in un certo senso sopravvive al governo stesso. Vero è che molti dei punti di quell’agenda sono in stallo.

La scadenza cruciale di dicembre 2022

Se per il primo semestre 2022 il governo aveva già raggiunto gli obiettivi è anche vero che ve ne sono circa 55 da condurre a termine entro la fine dell’anno per incassare un altro versamento da parte di Bruxelles da 21 miliardi di euro. C’è un fatto però e lo ha sottolineato la Lega, che proprio immune da responsabilità nella caduta di Mario Draghi non lo è: un governo subentrante potrà fare quello che il governo uscente ha lasciato in sospeso, ma il problema sono i tempi. C’è poi un’altra scappatoia: il regolamento del Recovery Plan prevede una certa dose di elasticità con la possibilità di presentare alla Commissione europea una richiesta motivata per modificare il piano e non perdere i finanziamenti.

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