La via del whisky: da Singapore al regime di Kim Jong Un

Image from askanews web site
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Roma, 26 mag. (askanews) - Una delle attività segrete più importanti dell'apparato di sicurezza nordcoreano è procurare beni di lusso per i leader. E, tra questi, i liquori. Un'indagine a Singapore per violazione delle sanzioni a Pyongyang ha svelato un canale di approvvigionamento di questi prodotti, che passa in particolare per due compagnie operanti nella città stato asiatica, che ha sospeso il commercio con la Corea del Nord nel 2017. Lo racconta oggi il South China Morning Post.

La 123 Holdings è stata accusata di aver fornito alla Corea del Nord superalcolici a Pyongyang in cinque occasioni tra novembre 2016 a luglio 2017. I beni contrabbandati avevano un valore di oltre mezzo milione di dollari e includevano whisky Chivas Rega, Johnnie Walker Black Label, oltre che vodka Smirnoff e vini cileni, australiani e francesi.

Un'altra compagnia, la 123 Duty Free, invece, è stata accusata di aver esportato in Corea del Nord drink non alcolici, tra i quali caffè e latte alla fragola da aprile ad agosto 2018.

Al di là delle multe salate che le due compagnie potrebbero dover pagare se verranno giudicate colpevoli, l'inchiesta apre uno squarcio sul commercio verso la Corea del Nord in violazione delle sanzioni.

Singapore è da sempre una rotta di questo commercio. Nel 2019 il direttore di una trading company della città stato ha subito una condanna per aver commerciato in tre anni 4,4 milioni di dollari di beni di lusso che andavano dal profumo all'alcol.

Ieri gli Stati uniti hanno chiesto d'inasprire ulteriormente le sanzioni Onu contro il regime di Kim Jong Un, dopo l'ennesimo lancio di missili avvenuto quest'anno proprio mebtre il presidente americano era in Giappone. Il Consiglio di sicurezza è chiamato a votare oggi una nuova risoluzione che taglia la quantità di petrolio greggio esportabile in Corea del Nord e colpisce una serie di altri beni come: orologi, tabacco e derivati, strumenti informaticoi.

La Cina, alleata di Pyongyang e membro permanente del Consiglio di sicurezza, ha dichiarato di non ritenere che la risoluzione americana "possa risolvere alcun problema". Non è chiaro però se Pechino o Mosca proporranno il veto, perché la prospettiva evocata da Seoul e Washington che Kim Jong Un si stia preparando a un nuovo test nucleare potrebbe convincere anche i più riluttanti a mandargli un messaggio. Lo si capirà solo oggi.

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