La virologa Bottazzi (Baylor College); sui vaccini serve una buona comunicazione

Rita Lofano
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AGI - Il rischio maggiore che si corre con AstraZeneca è quello compromettere la campagna vaccinale a causa di "un grave errore di comunicazione" che in alcuni casi, e l'Italia è uno di questi, ha scatenato il panico. Lo sottolinea Maria Elena Bottazzi, microbiologa e virologa molecolare del Baylor College of Medicine di Houston, in Texas, a capo del progetto sul vaccino a base proteica sviluppato con l'azienda indiana Biological E. che ad aprile avvierà la fase 3, quella finale dei test clinici.

Bottazzi ci tiene a ricordare come il vaccino AstraZeneca (come tutti gli altri somministrati contro il coronavirus) sia ancora in fase di sperimentazione: "Come sappiamo, sono tutti vaccini approvati per uso d'emergenza. Con la distribuzione di massa è normale che si continui a vigilare e monitorare i loro effetti. Queste pause sono piuttosto comuni, soprattutto quando emergono reazioni un po' fuori norma rispetto alle aspettative. E' giusto che vengano fatti degli accertamenti, il problema è la divulgazione delle informazioni, da parte delle società, dei governi, delle autorità sanitarie. E' cruciale che la popolazione non perda fiducia nei vaccini. Occorre che le informazioni siano chiare, trasparenti, basate sulla scienza e non politiche".

Quello che conta è capire "nel contesto clinico" quali siano i rischi, se legati a particolari lotti di vaccino, a gruppi demografici, a fasce di età, o persone che avevano già altri disturbi.

"Questi processi dovrebbero rassicurare, inviare un messaggio di fiducia, non scoraggiare", spiega Bottazzi. "Che i vaccini influenzino il nostro sistema immunitario è noto. Bisogna capire il problema. Sono stati rilevati anche con altri vaccini impatti a livello di piastrine. E' chiaro che non siamo tutti uguali. Ed è importante fare queste analisi per avere indicazioni dettagliate su eventuali rischi. Il fine di queste valutazione e' il benessere della popolazione, non solo in Europa. Le informazioni che emergeranno saranno utili anche per gli altri paesi", come gli Stati Uniti dove il vaccino AstraZeneca non è ancora stato approvato.

"C'è troppa disinformazione. C'è chi cavalca politicamente o strumentalmente la disinformazione mentre a livello di governo, quando si decide di interrompere l'inoculazione di certi vaccini, se la comunicazione non è ferrata, si influenza negativamente la percezione della gente. E' indispensabile una comunicazione non improvvisata, ma organizzata"

Su 17 milioni di persone vaccinate nel Regno Unito e nell'Unione europea con AstraZeneca (con almeno una dose) sono 15 (al 17 marzo) quelle che hanno avuto la trombosi venosa profonda (DVT) e 22 l'embolia polmonare, segnala il professore di Epidemiologia Giovanni Filardo. Dunque negli effetti avversi registrati, AstraZeneca non appare diverso dagli altri vaccini, come Pfizer o Moderna (Johnson&Johnson è appena partito, non è ancora giunto a livello di distribuzione di massa).

"Sappiamo di casi avversi anche con quelli di Pfizer o Moderna - osserva Bottazzo - non penso ci sia una grossa differenza, anche se si tratta di vaccini diversi, AstraZeneca usa una piattaforma a vettori virali, mentre quello di Pfizer o Moderna e' un vaccino Rna. La differenza semmai è che AstraZeneca è il vaccino più globale, somministrato in oltre 60 paesi", oltre che il più economico.

Negli Stati Uniti la campagna di vaccinazione prosegue a passo spedito e le dosi non mancano, ma con le varianti "potrebbero servire rinforzi", avverte Bottazzi.

"Per alcuni vaccini potrebbero servire strategie diverse, sia per gli adenovirus e sia per i vaccini a Rna. E' possibile che si dovrà passare ai vaccini a base proteica. Un altro aspetto di cui si dovrà tenere conto riguarda i vaccini pediatrici. Ci sono già evidenze sul fatto che i vaccini proteici funzionino bene sui bambini. Noi ad esempio abbiamo già  trasferito a Biological E. la tecnologia per un vaccino contro le varianti. Bisogna sempre guardare avanti". Quella contro il Covid è un'opera in fieri, ma l'unica strada percorribile resta quella del vaccino anche se dovrà progressivamente essere perfezionato.