La visita di Scalfarotto ai due americani in carcere non piace nemmeno al Pd

È polemica, anche nel Pd, sulla visita fatta in carcere ai due americani imputati dell'uccisione del carabiniere Mario Cerciello Rega svolta da Ivan Scalfarotto, deputato dem. L'annuncio della visita è stato dato dallo stesso Scalfarotto sui suoi profili social ed ha subito provocato la reazione di Matteo Salvini. "Il Pd va in carcere a verificare che il criminale americano non sia stato maltrattato... Non ho parole!!! Pazzesco" aveva twittato il ministro dell'Interno.

Ma le reazioni alla decisione del deputato Pd non sono mancate nemmeno da parte di suoi compagni di partito. "È il caldo. Spero che sia il caldo. Perché tra Gozi ieri e Scalfarotto oggi vi giuro che stiamo raggiungendo vette di stupidità mai prima conquistate nella politica contemporanea" ha commentato Carlo Calenda. Prende le distanze anche Alessia Morani, deputata dem: "Lo dico con sincerità: non condivido la visita in carcere al presunto omicida di Cerciello del collega Scalfarotto. Ho fatto tante battaglie con Ivan. Ma questa volta non sono d'accordo. Proprio no".

"Quella di Ivan Scalfarotto è una sua iniziativa personale. Rientra nelle sue prerogative di parlamentare ma ripeto è una sua iniziativa non fatta a nome del Pd", ha poi detto il segretario dem Nicola Zingaretti, a margine di un'iniziativa in Regione Lazio.

"Il nostro compito è prima di tutto quello di condividere il grande cordoglio popolare per questo omicidio. Noi siamo un partito che ha radici popolari, dobbiamo sentire e condividere i sentimenti che si sono diffusi su questo episodio, ovviamente senza mai avallare, come non abbiamo fatto, nessuna strumentalizzazione sull'accaduto", afferma invece Emanuele Fiano, "c'è un'esigenza storica e politica secondo me, in particolare per noi, di sintonia con il popolo. Il che non vuol dire avvallare ogni sentimento ovviamente, ma questo cordoglio certamente sì. Gli insulti che hanno colpito Ivan sono inaccettabili, e certamente c'è sempre anche, l'esigenza di verificare la condizione dei diritti dei detenuti, ma senza incorrere nel rischio di apparire, come è successo, come coloro che invertono l'ordine delle priorità, pur in assoluta buona fede".