La vita di Tina Modotti in mostra a Palazzo Merulana a Roma

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Roma, 27 feb. (askanews) - Fino all'8 marzo Palazzo Merulana a Roma ospita una mostra dedicata alla vita di Tina Modotti "L'eros della rivoluzione". Un progetto inedito dedicato a una delle figure più affascinanti del secolo scorso che apre Roma Fotografia 2020 EROS.

Ben 38 opere, un viaggio in quattro tappe, che parte con le immagini iconiche che hanno portato Tina Modotti ad essere la fotografa più influente dell'inizio del secolo. Si è scritto molto della sua vita, del suo rapporto con l'amore, ma si conosce poco del suo lavoro di fotografa. Eppure il suo splendido sguardo mostra una straordinaria capacità di raccontare la complessità di una rivoluzione senza mai perdere la delicatezza di porgere attenzione ad un particolare, ad un fiore.

Come Frida Kahlo o Che Guevara, Tina Modotti è un simbolo ambiguo: la sua personalità e la sua vita spiccano, ma il suo lavoro è messo in ombra, ridotto a mero strumento per illustrarne la biografia. Tuttavia, è anche vero che senza una adeguata conoscenza delle sue origini, dei suoi ideali e del contesto socio-politico in cui ha vissuto non può esserci piena comprensione della sua produzione artistica. Il lavoro è necessariamente e indissolubilmente legato alla sua vita.

La mostra, divisa in quattro aree, a cura di Maria Cristina Valeri e Alex Mezzenga è stata organizzata in collaborazione con l'Associazione Culturale ONLUS 8 Marzo e prevede opere che provengono dall'Instituto de Investigaciones Estéticas (IIE), dal Fondo "Manuel Toussaint" dell'Universidad Nacional Autónoma de México (UNAM) di Città del Messico e dalla Collezione della Fototeca Nazionale dell'Instituto Nacional de Antropología e Historia (INAH) della Città di Pachuca Hidalgo, Messico. La presenza di due collezioni fotografiche appartenenti a Istituzioni che si occupano della difesa, formazione, diffusione e tutela della Cultura Umanistica a livello nazionale e internazionale, è stata consentita dalla stretta collaborazione fra L'Associazione Culturale ONLUS 8 marzo e La Segreteria di Cultura del Governo del Messico.

La prima area comprende dieci fotografie iconiche che mostrano le tappe importanti del suo percorso di artista ma è nelle altre aree che scopriamo un'interpretazione insolita del suo lavoro, che per essere inserita nel progetto Roma Fotografia 2020 EROS aveva bisogno di isolare i suoi sguardi non dal punto di vista specifico o ideologico, ma simbolico.

La seconda area, infatti, che propone undici fotografie appartenenti al periodo "still live floreale" e al "simbolico allegorico" di Tina Modotti (1923-1928), raccoglie fotografie di mani che diventano fiori e fiori che diventano mani, da sempre icone di amore e sensualità. Sono scattate in quello che viene definito il "periodo dell'apprendistato", con il tutoraggio di Edward Weston durato fino al 1926, in cui l'influenza dell'insegnante è così grande che risulta persino travolgente.

Il laboratorio di cucito e le frivolezze hollywoodiane sono rimaste indietro: Edward le aveva dato gli strumenti, aprendo al suo interno un flusso di energia creativa precedentemente sconosciuta o appena intuita, in cui le piastre di gelatina e argento, la celluloide, l'emulsione e la luce per fissare l'immagine, erano elementi stessi di questa scoperta che, senza altro, aveva messo nelle sue mani.

La fotografia di Tina Modotti emana uno stile diretto, senza gli artefatti del pittorismo come la messa a fuoco morbida. Si tratta di una fotografia che cerca i valori della sintassi fotografica: enfasi sulla chiarezza della composizione, ricerca della sintesi costruttiva e strutturale degli oggetti, interesse per l'immagine chiara e ben focalizzata usando il "buon occhio" del fotografo per migliorare il lavoro con gli elementi che la realtà fornisce.

Si passa alla terza area, che comprende nove fotografie uniche nel loro genere, un reportage sociale: "Le donne di Tehuantepec" (giugno - ottobre 1929). Sono immagini che si riferiscono a donne che non rinunciano alla sensualità del corpo e mostrano tutta la loro forza e fierezza. L'apprendista avanza e migliora rapidamente, anche Weston non può che riconoscerlo e scrive: "Tina ha scattato una foto che vorrei poter firmare con il mio nome".

In questa fase si evince la preoccupazione dell'artista per i grandi problemi sociali, le disuguaglianze e la curiosità per l'evoluzione della situazione messicana, un Paese in un'ebollizione culturale effervescente, che mostra, come raramente succede, consolidati atteggiamenti di apertura a impulsi culturali. Un momento storico di grande fermento che vedrà la nascita di movimenti d'avanguardia, ma soprattutto l'avvento dei grandi del muralismo: uno dei più illustri, Diego Rivera, ci introduce alla quarta area dedicata a uno dei modelli principali di riferimento, il Muralismo messicano.

Siamo nel periodo in cui Tina Modotti diventa una fotografa ufficiale della rivista Mexican Folkways, specialista nella riproduzione murale: Rivera, José Clemente Orozco, Máximo Pacheco e Jean Charlot, tra gli altri, chiedono i suoi servizi. Tina mostra la sua grande maturazione artistica intraprendendo questo compito, apparentemente semplice, con grande successo. Viene ingaggiata dagli artisti muralisti per documentare l'intero processo di creazione delle loro opere fino a raggiungere il prodotto finale.

Il confronto con questi murales attraverso il mirino della sua macchina fotografica e la conoscenza dello sfondo concettuale delle opere, consolidato dal contatto e dall'amicizia diretta con gli artisti, determinano il cambio di direzione che prende la sua fotografia consacrandola come l'artista che maggiormente ha contribuito a diffondere e internazionalizzare il movimento artistico messicano.