La vita dopo il lockdown: Italia parzialmente riaperta, come sarà

ROME, ITALY -APRIL 03: Volunteers from the Town Hall VII Cinecittà collect donations of food in front of a supermarket which will then be distributed to families and people in difficulty, the initiative is called "Spesa Solidale"(Solidarity shopping), on April 03, 2020 in Rome, Italy. The Italian government continues to enforce the nationwide lockdown measures to control the spread of COVID-19. (Photo by Simona Granati - Corbis/Corbis via Getty Images)

Ci vorrà ancora del tempo prima che l’Italia possa tornare alla normalità, o presunta tale, dopo l’emergenza coronavirus. Non c’è ancora una data precisa, si presume possa essere a maggio, ma secondo quanto trapela la riapertura del paese potrebbe essere parziale e non, come tutti auspicano, totale.

Per evitare una nuova ricaduta nell’emergenza diverse infatti saranno misure e attenzioni da dover tenere in considerazione quando sarà dato il via libera al ritorno dei cittadini in strada. Innanzitutto, affinché questo avvenga, sarà il fattore “R con 0” a condizionare qualsiasi mossa del governo.

Questo fattore, che ormai quasi tutti gli italiani stanno imparando a conoscere, è quel coefficiente col quale gli epidemiologi tengono sotto controllo l'evolversi della malattia e in fase acuta di coronavirus era oltre a 2 (ogni contagiato faceva ammalare almeno altre due persone). Il coefficiente si sta avvicinando ora a 1, ma solo quando scenderà sotto questa soglia, presumibilmente lo 0.5, comincerà la nuova vita degli italiani.

La vita dopo il lockdown

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera il percorso verso la normalità sarà lento e graduale e alcune nostre abitudini sono destinate a cambiare.

Prime a riaprire i battenti sembrerebbero essere le piccole e medie imprese, ma anche alcune aziende che già dal 14 aprile, primo giorno presunto della post quarantena, potrebbero ricevere il via libera con alcune restrizioni. Tra queste, a riaprire saranno quelle che fanno da supporto ai settori alimentari e farmaceutici, comprese le meccaniche e di manutenzione.

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Il personale dovrà stare in smartworking limitando al minimo le presenze negli uffici o, comunque, tentando di rispettare la distanza di almeno un metro tra le scrivanie. Ad ogni azienda sarà consigliato di essere dotata di dispositivi di protezione e in ogni caso bisognerà rispettare le stesse regole qualora nelle sedi dovessero entrare persone esterne come i fornitori.

No ai centri commerciali, sì ai negozi - Difficile prevedere una riapertura nell’immediato dei centri commerciali, mentre sembrano poter tornare presto al lavoro i negozi. Le regole, riporta il Corriere, saranno le stesse applicate per i supermercati, le farmacie e gli altri esercizi commerciali ora in attività con entrate scaglionate dei clienti con numeri che variano a seconda della metratura dei locali e all’interno distanza di almeno un metro tra le persone. Al momento non ci sarebbe un elenco dei settori che potrebbero riprendere o scadenze diverse, ma l’obiettivo è impedire che si torni all’affollamento delle vie dello shopping.

Attenzione ai mezzi pubblici - I trasporti pubblici, a dir la verità, non si sono mai fermati, eppure quando l’R0 sarà prossimo allo 0.5 diverse saranno le misure da adottare. Secondo quanto riportato dal Corriere non è da escludere la possibilità di intensificare i controlli con il ripristino della figura del controllore a bordo che, tra i compiti, avrà quello di far rispettare la distanza tra i passeggeri e misurargli la temperatura. L’idea, nell’immediato, è comunque quella di evitare il sovraffollamento, dunque l’ipotesi sarebbe di utilizzare le vetture a metà capienza.

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Gli ultimi della lista - In fondo alla lista delle riaperture restano bar e ristoranti che dovranno riorganizzarsi nei prossimi mesi. La prima regola, riporta il quotidiano, riguarderà i banconi ai quali ci si potrà avvicinare mantenendo la distanza di un metro sia dai gestori, sia tra i clienti. Nelle sale si dovrà invece poter contare su distanze più ampie tra i commensali, con almeno due metri tra i tavoli per garantire che il passaggio dei camerieri, con guanti e mascherine, avvenga almeno a un metro dagli avventori.

Per la movida, gli eventi e convegni l’indice di contagio dovrà invece essere pari a zero. Il divieto di assembramento in vigore in questa prima fase di contenimento dell’emergenza durerà ancora a lungo e probabilmente fermerà per svariate settimane anche l’attività di cinema e teatri. Il problema non riguarderebbe le sale, dove è possibile rispettare la distanza di sicurezza occupando una poltrona sì e due no, ma le file che si creano all’ingresso e i contatti tra gli spettatori all’interno.

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