La voce storica del gruppo pop era diventato un’icona di un certo modo di vivere e far musica

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Due splendide immagini di Marco "Kim" Occhetti
Due splendide immagini di Marco "Kim" Occhetti

Semplicemente Kim, ecco chi era Marco Occhetti dei Cugini di Campagna, scomparso da pochi giorni. La voce storica del gruppo pop scomparsa a 62 anni per un infarto era diventata un’icona di un certo modo di vivere e far musica ed aveva di fatto “brandizzato” il gruppo assieme a tutta una serie di caratteristiche peculiari dello stesso. Occhetti, in arte Kim, aveva fatto parte dei Cugini di Campagna dal 1986 al 1994 e la sua inconfondibile voce in falsetto modulato era stata quella che si era dovuta cimentare con i più grandi successi della band, su tutti “Anima mia” e “Un’altra donna” che era rimasto fra le prime 10 hit italiane per 46 settimane di seguito con Paul Manners alla voce.

Chi era Marco Occhetti dei Cugini di Campagna

Occhetti, che del gruppo era l’anima estetica anche grazie ad un’avvenenza che fece il paio con i diktat estetici degli anni ‘80, era nato a Roma il 24 dicembre 1959. Nel 1986 era subentrato al posto di Manners nei Cugini di Campagna. A succedergli in una sorta di passaggio di testimone che aveva sempre quella voce in falsetto come comun denominatore e il look retrò, era stato Nick Luciani.

L’avvicendamento con Nick Luciani

Luciani era stato singer dal 1994 fino al 2014 quando per colpa di attriti con Ivano Michetti, uno dei fondatori di Cugini, aveva abbandonato il gruppo per poi tonare e condividere con Michetti l’esperienza a L’Isola dei famosi, dove quest’ultimo è stato eliminato per una bestemmia . Il gruppo ha voluto ricordare Marco con un messaggio social: “Un saluto al nostro fraterno amico Kim, di cui abbiamo appreso la dipartita. Ti ricorderemo con affetto”. I funerali si stanno svolgendo oggi, 25 aprile, a Fiano Romano, nella chiesa di Santo Stefano.

Dopo i “Cugini” faceva l’artista di strada

Dopo l’abbandono dei Cugini di Campagna la vita di “Kim” non era andata sempre benissimo. Gradualmente Marco aveva iniziato a mettere le sue qualità musicali a servizio di esibizioni “On the road”. Lo aveva fatto un po’ perché era il più “rock” del gruppo anche per indole, come ha ricordato anche la figlia Giulia nel definirlo “un casinaro”. Ma dietro la scelta di Occhetti c’era stata anche la difficoltà del vivere: era diventato un artista di strada e si esibiva con la chitarre per le vie della Capitale. Ma come lui stesso all’epoca aveva spiegato poteva farlo solo “pochi minuti al giorno” per rispettare le rigide licenze del comune di Roma Capitale che gli aveva concesso solo due ore di esibizione al giorno.

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