La "Waterloo" dei 5 Stelle

Gabriella Cerami
Italian politician Luigi Di Maio at the presentation of regional facilitators of the 5 Star Movement at the Temple of Hadrian in Piazza di Pietra. Rome (Italy), January 22nd, 2020 (Photo by Massimo Di Vita/Archivio Massimo Di Vita/Mondadori Portfolio via Getty Images)

Una disfatta. Il Movimento 5 Stelle tocca il suo minimo storico in Emilia Romagna e in Calabria e per la prima volta, tra i parlamentari grillini, piomba la parola “estinzione”. Ovvero la paura di scomparire in un momento in cui ciò che rimane del mondo pentastellato è senza una guida. Tanto che Luigi Di Maio si è dimesso quattro giorni prima del voto così da evitare, a suo modo, di mettere la faccia su quest’altra sconfitta. E il reggente Vito Crimi, che ora si ritrova a dover gestire la debacle, non ha ancora commentato il risultato. Mentre Massimo Bugani, ex socio di Rousseau e volto storico del M5S a Bologna e in Regione, è l’unico che con coraggio azzarda un’analisi della sconfitta definita, appunto, la “Waterloo” dei 5Stelle.

Con la sonora batosta subita scocca l’ora delle accuse e delle recriminazioni. “Non ci voleva una sfera di cristallo per vedere il burrone davanti a noi”, dice Bugani sottolineando che “gli Stati generali era un dovere farli prima”, non a marzo come da programma. E poi ancora, “fare questa lista era una scelta totalmente priva di senso”. In fondo Bugani, insieme a Nicola Morra in Calabria, ci aveva visto lungo. I due sono stati i primi a mettere sul piatto la necessità di fermarsi, a costo di non presentare la lista in questa tornata elettorale.

Il dato dell’Emilia Romagna fa paura. Basti pensare che alle Regionali del 2014 il partito di Beppe Grillo era al 13% per poi toccare il picco alle Politiche del 2018 con il 27,5%. Da allora però inizia l’emorragia di voti, alle elezioni Europee del 2019 M5s sfiora il 13% e ora, in queste Regionali, ecco il tonfo che porta la cifra del 4%. Stesso discorso in Calabria. Nel marzo 2018 il partito di Luigi Di Maio era il primo con oltre il 47%, ora questo patrimonio si è disperso toccando il 7%.

Si infrange così anche il sogno del terzo polo. Del partito “post ideologico”, come più volte ha detto Di Maio, “né di destra né di sinistra”. Questa...

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