L'accordo raggiunto tra Pd e Movimento 5 Stelle per cambiare i decreti di Salvini

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modifiche decreti sicurezza multe
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Il Viminale continua a lavorare per la modifica dei Decreti sicurezza introdotti dal precedente governo giallo – verde e fortemente voluti dall’allora ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Le modifiche erano annunciate per febbraio – marzo, ma poi l’emergenza sanitaria aveva imposto di rimandare tutto. Ora sembra che il governo abbia trovato un’accordo soprattutto sullo spinoso tema delle maxi multe volute ai tempi dal leader della Lega per le navi che violano divieti di ingresso in acque territoriali. Il compromesso raggiunto tra Pd e Movimento 5 Stelle (che nel precedente governo aveva anch’esso autorizzato la creazione dei decreti sicurezza stessi) è quello non far sparire del tutto le multe, ma di cambiarne la forma giuridica. Grazie a questo accordo raggiunto, la ministra dell’Interno Lamorgese potrà proseguire in maniera più agevole verso la modifica con la sua bozza di riforma (10 pagine suddivise in 9 articoli) che potrà essere ulteriormente perfezionata nel corso della prossima riunione, in calendario entro una decina di giorni. Potrebbe essere quella del varo finale, dopodiché il testo sarà portato al Consiglio dei ministri. Ma non prima di Ferragosto, vista la fitta agenda politica di questi giorni.

Modifiche decreti sicurezza: stop multe

Entrando più nello specifico sulla questione delle multe, si può affermare che si torna allo status quo ante Salvini. Le multe amministrative, attualmente emesse dalle prefetture a carico dell’armatore e che con il Decreto sicurezza Bis erano state alzate fino alla spropositata cifra di un milione di euro, vengono soppresse. Se una nave effettua un soccorso in mare, e lo comunica sia al Centro di coordinamento competente sia al proprio Stato di bandiera, non incorre in alcun divieto. Qualora questo non si verificasse, al momento dell’ingresso in acque territoriali rischia la violazione del Codice della navigazione, reato penale che per la fattispecie assimilabile alla forzatura di un blocco (come accaduto in passato con la Sea Watch della comandante Carola Rackete e la Mare Ionio della piattaforma civica italiana Mediterranea) prevede fino a 2 anni di carcere e una sanzione pecuniaria di 516 euro. La ministra ha trovato un punto di mediazione inserendo, nella bozza, il comma che modifica la cornice edittale e innalza la sanzione tra i 10 mila e 50 mila euro. La stessa cifra prevista nel primo Decreto sicurezza. I partiti al tavolo di maggioranza (Pd, Iv, M5S e Leu) hanno ancora qualche giorno per proporre aggiustamenti.

Protezione umanitaria per i migranti

Con le modifiche introdotte dalla ministra Lamorgese torna anche la protezione umanitaria per i migranti che era stata cancellata da Salvini. Non si chiamerà più così, ma protezione speciale, e anche se non riuscirà a coprire, come l’umanitaria, il 25 per cento delle richieste di chi non aveva diritto allo status di rifugiato, garantirà protezione internazionale a una serie ampia di categorie sensibili, in primis a coloro che nel proprio Paese rischiano di subire torture o trattamenti inumani. Approvata anche la parte della bozza che rende convertibili in permessi di soggiorno per motivi di lavoro la maggior parte dei permessi concessi: per protezione speciale, per calamità, per attività sportiva, per motivi religiosi, per assistenza minori.

Torna il sistema Sprar

Dove si percepisce maggiormente l’intenzione di cancellare le restrizioni volute dall’ex ministro dell’Interno è nell’articolo 4, che ripristina l’accessibilità al sistema di accoglienza Sprar, da cui erano stati espulsi i richiedenti asilo. Con una differenza: il baricentro si sposta dai prefetti ai sindaci. Sono i comuni, infatti, che già prestano i servizi di accoglienza per i titolari di protezione internazionale e per i minori stranieri non accompagnati, a poter accogliere i richiedenti asilo, nelle medesime strutture e offrendo servizi che favoriscano l’inclusione sociale (come l’insegnamento della lingua). Ai richiedenti asilo viene riconosciuto il diritto di iscriversi all’anagrafe e saranno dotati di una sorta di carta di identità, riconosciuta dallo Stato italiano, valida per tre anni