L'affaire "camici" in Lombardia e il bonifico sospetto di Attilio Fontana

Carlo Renda
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(Photo: NurPhoto via Getty Images)
(Photo: NurPhoto via Getty Images)

Il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, è indagato per la commessa da 513 mila euro in camici che l’azienda di suo cognato Andrea Dini e di sua moglie Roberta hanno fornito alla Regione. Quando esce la storia, Fontana spiega di non averne mai saputo nulla, e contestualmente dall’azienda fanno sapere che i camici saranno consegnati, sì, ma gratuitamente, come beau geste al cospetto dell’emergenza. Ma proprio in quei giorni, quando la notizia comincia a circolare – si viene ora a sapere dalla procura di Milano – Fontana cerca di bonificare 250 mila euro all’azienda di moglie e cognato. I soldi sono su un suo conto in Svizzera, con sopra 5,3 milioni di euro scudati nel 2015 e provenienti dalla Bahamas (si tratta della legge per il rientro di capitali illecitamente detenuti all’estero, e nel caso di Fontana erano soldi accumulati ed espatriati dalla madre dentista, nel frattempo deceduta).

La vicenda è imbarazzante, ma lo è di più il seguito. Quando Fontana prova a bonificare i 250 mila euro, la fiduciaria incaricata lo blocca, secondo le indicazioni dell’antiriciclaggio, e ne fa segnalazione alla Banca d’Italia, che subito interessa la procura di Milano.

Per quale motivo Fontana cerca di pagare 250 mila euro all’azienda di suo cognato e di sua moglie, a cui la Regione presieduta da Fontana aveva chiesto una commessa di camici da 513 mila euro, e poi derubricata a donazione gratuita? Ultimo dettaglio: dei 75 mila camici promessi, ne sono arrivati 50 mila, gli ultimi 25 mila Andrea Dini prova vanamente a rivenderli ad altre cliniche.

Il reato contestato a Fontana è di frode in pubbliche forniture. Il presidente si discolpa: “Sono certo dell’operato della Regione Lombardia che rappresento con responsabilità”, e (comprensibilimente) si lamenta dal suo profilo Facebook: “Da pochi minuti ho appreso con voi di essere stato iscritto nel registro degli indagati. Duole conoscere questo evento, con le sue ripercussioni umane, da fonti di stampa”.

Il legale del governatore, Jacopo Pensa, spiega all’Ansa che “quando è venuto a sapere della fornitura, per evitare equivoci gli ha detto di trasformarla in donazione e lo scrupolo di aver danneggiato suo cognato lo ha indotto in coscienza a fare un gesto risarcitorio”. Questo risarcimento, ha spiegato Pensa, ”è rimasto lettera morta”. “Non sono in grado di capire dove sia il reato ma i pm sanno quello che devono fare ed evidentemente sono state fatte indagini che hanno implicato l’iscrizione a garanzia dell’indagato”.

Poi in serata il governatore lombardo torna a dichiarare, via Facebook: “Nelle dichiarazioni richieste dalle norme sulla trasparenza sono riportati nel dettaglio i miei patrimoni, non vi è nulla di nascosto e non vi è nulla su cui basare falsi scoop mediatici” scrive. “Adesso qualche ora di riposo, da domani si riprende come sempre il lavoro alla guida della Regione più bella del mondo”.

Solidarietà a Fontana arriva dal suo leader, Matteo Salvini: “Indagato perché un’azienda ha regalato migliaia di camici ai medici lombardi. Ma vi pare normale? La Lombardia, le sue istituzioni, i suoi medici, le sue aziende e i suoi morti meritano rispetto. Malagiustizia a senso unico e ‘alla Palamara’, non se ne può più”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.