Lagarde lascia la prima impronta "politica" sulla nuova Bce

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La continuità con il predecessore Mario Draghi termina dove comincia la necessità di fare i conti con la sua eredità. Christine Lagarde porta a termine il suo primo Consiglio direttivo senza grandi sorprese dal punto di vista della politica monetaria. Non cambia nulla sui tassi negativi, la forward guidance né tantomeno vengono modificati orizzonte e portata del nuovo e mini Quantitative easing (“finché sarà necessario”) voluto dal governatore italiano prima di lasciare l’Eurotower. Ma le ultime misure lanciate dall’ex numero uno di Banca d’Italia hanno mostrato all’esterno tutte le divisioni all’interno del consesso dei banchieri centrali dell’Eurozona. Così si spiega l’annuncio della Lagarde di una revisione della strategia della Banca Centrale Europea a partire da gennaio prossimo e da concludere entro la fine del 2020. Un altro segnale che il suo mandato sarà molto più “politico” rispetto a quello di Draghi, anche perché calato in un processo di trasformazione, sia con l’approvazione del Mes sia con la discussione sull’Edis a livello Ue e intergovernativo.

“Non c’è niente di strano in una revisione della strategia: l’ultima revisione è stata nel 2003, quindi è legittimo rivederla”. Si tratterà di una “revisione globale, nella quale ascolteremo tutti e che deve affrontare tutti i temi. Richiederà tempo, ma non troppo”. Durante la revisione saranno analizzati tutti gli strumenti della “cassetta degli attrezzi” e i loro effetti nella trasmissione della politica monetaria all’economia reale, e quindi “senza fare distinzione fra misure ordinarie e straordinarie”. Si discuterà del Qe, degli effetti negativi dei tassi di interessi bassi, di forward guidance ma soprattutto dell’obiettivo dell’inflazione e di una sua possibile revisione. 

Perché nonostante gli stimoli, la Bce di Draghi non è riuscita a centrare l’obiettivo di un tasso vicino ma al sotto del 2%. Certo è che i tassi di interesse...

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