L'agenda delle mostre da vedere questa settimana in tutta Italia

Di Silvia Airoldi
·14 minuto per la lettura
Photo credit: Serge Domingie Firenze
Photo credit: Serge Domingie Firenze

From ELLE Decor

Le mostre da vedere in Italia questa settimana di Ottobre 2020 pongono l'accento sul tema della moda. In tutta Italia, i luoghi segreti e spesso non accessibili, atelier, laboratori, fabbriche, opifici o musei delle maison di moda e delle aziende artigianali d'eccellenza, aprono le porte per invitare a scoprire come realizzano le loro creazioni, capolavori del saper fare. Cappelli, lingerie, guanti, calzature, tessuti e abiti, sono più di 60 i siti e non ci sono dubbi, non resta che scegliere. Allo stesso tempo a Roma, è protagonista la produzione sartoriale legata al mondo del cinema, rivelando attraverso il racconto degli atelier storici di costume più importanti e i loro archivi, il rapporto "meravigliosamente ambiguo" tra Moda e Costume. Non lasciano spazio all'incertezza, invece, le pratiche artistiche che usano il tessuto come strumento di propaganda o espressione del dissenso e della protesta. Le mostre di fine ottobre 2020 ritraggono attraverso la fotografia il mondo nella sua bellezza, ma esplorano anche i gravi temi ambientali e sociali, gli scenari culturali contemporanei, le città deserte e traumatizzate dal lockdown. La città in crisi, resa vulnerabile dagli scenari globali attuali, è oggetto di riflessione nel festival dedicato al 'city making' che si impegna, però, anche a immaginare, costruire, vivere e pensare gli spazi urbani del futuro. E infine un omaggio al paesaggio, o meglio alla cura e alla responsabilità nei confronti di un luogo particolare in Cappadocia, in equilibrio fra la natura e le culture che lo hanno attraversato.

Apritimoda, in tutta Italia

Photo credit: Giulio Ghirardi
Photo credit: Giulio Ghirardi

È un invito unico quello di Apritimoda. Il 24 e il 25 ottobre si aprono le porte del saper fare artigianale, i luoghi 'segreti' e spesso non accessibili, dove nascono le creazioni del mondo della moda vanto del nostro made in Italy. Per due giorni si potranno visitare gli atelier, i laboratori, le fabbriche, gli opifici o i musei delle maison di moda e delle aziende artigianali d'eccellenza, diffusi su tutto il territorio nazionale, per scoprire come realizzano i loro manufatti, a comporre una mappa della creatività e delle produzioni di alto artigianato del nostro Paese. Sono storie racchiuse in palazzi storici, architetture d'autore o edifici industriali recuperati, che spesso partono da lontano e si tramandano di generazione in generazione, hanno a che fare con macchinari e telai antichi o a volte si intersecano con la tecnologia moderna e il design, in ogni caso parlano di ingegno e cultura. Dalla manifattura Borsalino, a Spinetta Marengo (Alessandria) che dal 1857 produce i cappelli in feltro resi 'leggendari' dal cinema al Museo del Bisso a Sant'Antico in Sardegna, dove è mantenuta una tradizione millenaria, la tessitura della seta del mare, il bisso, una fibra ricavata dal più grande bivalve del Mediterraneo. Passando per i laboratori del Teatro La Scala, a Milano nella sede dell'ex Ansaldo, dove costumisti, scenografi, falegnami, scultori lavorano, dietro le quinte, alla realizzarne della grande magia del teatro; per la Tessitura Bevilacqua a Venezia vicino al Canal Grande, famosa per la lavorazione, dal Cinquecento, di velluti fatti a mano, broccati, damaschi, lampassi e rasi che hanno decorato teatri e residenze importanti, come la Casa Bianca, il Cremlino e il Municipio di Stoccolma; o ancora per il laboratorio fiorentino di Loretta Caponi, famoso per la lingerie di alta moda con ricami ottocenteschi scelti da nobili, rockstar e star del cinema e la biancheria per la casa, i lini e le sete scelte dalle famiglie reali di tutto il mondo; per il Museo Salvatore Ferragamo dove scoprire, attraverso il lavoro creativo e la maestria della lavorazione artigianale del 'calzolaio delle stelle', calzature iconiche e manufatti capolavoro. E poi ci sono anche le maison della moda come Armani, Versace, Ferrè, Antonio Marras, Dolce&Gabbana, Enrico Coveri, Prada o botteghe storiche come Marinella a Napoli, il Lanificio Leo, in provincia di Catanzaro, esempio di azienda-museo e fra le più antiche fabbriche tessili della Calabria, il Setificio San Leucio, a pochi chilometri da Caserta, riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO o ancora il Guantificio Omega, a Napoli, dove sono ancora in funzione le vecchie macchine da cucire Singer. Apriti moda, da un’idea di Cinzia Sasso, in questa quarta edizione presenta più di 60 luoghi della moda e del saper fare.

www.apritimoda.it

Alighiero Boetti, Torino

Photo credit: Giorgio Perrotino
Photo credit: Giorgio Perrotino

La GAM di Torino ospita la mostra dedicata ad Alighiero Boetti, a cura di Elena Volpato. Il tema del doppio, che percorre tutto il lavoro dell'artista fra i principali esponenti del movimento Arte Povera e dell'Arte Concettuale, è centrale anche nel progetto espositivo nato dalla collaborazione tra l’Archivio Storico della Biennale di Venezia e la VideotecaGAM. Nel primo video 'Senza titolo' del 1970, parte della raccolta Identifications di Gerry Schum, Boetti, di spalle all'obiettivo della telecamera, usa entrambe le mani per scrivere contemporaneamente verso destra e verso sinistra la sequenza dei giorni della settimana a partire da giovedì. In questo modo, si intersecano il tempo e il doppio, i due aspetti fondamentali del linguaggio video ma anche del lavoro dell'artista. Nell'altro video in mostra, 'Ciò che sempre parla in silenzio è il corpo', realizzato nel 1974, Boetti propone cinque anni dopo una riflessione speculare del primo video, cambiando solo la frase scritta sulla parete bianca. Il corpo dell'artista al centro dell'inquadratura rimane origine del tutto e matrice del doppio. L'esposizione presenta anche il ritratto fotografico dell'artista 'Strumento musicale', scattato nel 1970 da Paolo Mussat Sartor, sintesi del concetto, espresso da Boetti in altre sue opere, che "tra le sue due mani si apre l’infinito spazio universale", intendendo che il pensiero onnicomprensivo tradotto in gesto non include solo immagini, ma anche il non visibile, come i suoni. “È incontrovertibile – ha scritto Boetti – che una cellula si divida in due, poi in quattro e così via; […] che lo specchio raddoppi le immagini; che l’uomo abbia fondato tutta la sua esistenza su una serie di modelli binari, compresi i computer; che il linguaggio proceda per coppie di termini contrapposti. […] È evidente che questo concetto della coppia è uno degli elementi archetipi fondamentali della nostra cultura”. Fino al 21 febbraio 2021.

www.gamtorino.it

Utopian Hours 2020, Torino

Photo credit: Kris Tamburello
Photo credit: Kris Tamburello

Non vuole stimolare solo una riflessione sulla città in crisi, accentuata dagli scenari globali attuali, ma anche preservare la capacità 'visionaria' di continuare a immaginare, costruire, vivere e pensare gli spazi urbani. Con questi obiettivi, ha preso il via Utopian Hours, la rassegna internazionale dedicata al 'city making', ideata e organizzata da Torino Stratosferica, che si svolge negli spazi della Centrale della Nuvola Lavazza. In questa quarta edizione The City at Stake, dedicata alle 'città a rischio', il festival indaga le tematiche contemporanee attuali: la fuga dalle metropoli, la rinnovata attenzione per le aree interne e la campagna, le città sull’acqua e quelle a misura di donna, la mobilità del futuro e le nuove strategie di sviluppo del territorio. Per questo è proposto un articolato programma di iniziative, con interventi in presenza e streaming, di ospiti italiani e internazionali oltre alla presentazione di progetti innovativi. Fra i protagonisti Maurizio Carta, studioso del nuovo modello di “città aumentata” e “città creativa”; Carlo Ratti, direttore del MIT Senseable City Lab, Sanne van der Burgh, direttrice di Next dello studio olandese MVRDV, e Samir Bantal di AMO, co-curatore con Rem Koolhaas della mostra 'Countryside The Future', al Guggenheim di New York. Sul tema delle città galleggianti, parleranno il progetto Oceanix dello studio BIG e Copenhagen Islands Studio Fokstrot, delle piattaforme flottanti, mobili, lungo il canale e nella baia studiate per creare uno spazio pubblico creativo e innovativo mentre Andreas Ruby, curatore di Swim City a Basilea, porterà al festival esperienze di nuoto urbano nel mondo. E ancora saranno affrontati il tema del placemaking nel contributo di Ewan Anderson, dello studio di architettura 7N Architects, esperienze di co-housing e abitare collettivo con Assemble Architects di Londra e Lacol di Barcellona, in un panel promosso insieme a Homers di Torino. «È un momento iper-stimolante di confronto internazionale per ragionare sul potenziale delle nostre città, su come possiamo creare valore urbano e invertire la tendenza in ciò che non funziona», spiega Luca Ballarini, fondatore di Torino Stratosferica. A questo proposito l'edizione 2020 lancia un manifesto per rilanciare lo sviluppo urbano di Torino, attuabile in dieci azioni che possono cambiare la città, nella mostra "menù Stratosferico". E ancora, nell'ottica di interrogarsi sul futuro delle città, il festival propone nell'esposizione "Future Urban Trends" la ricerca sulle tendenze emergenti, che influenzeranno mobilità, privacy, commercio, e l'identità civica, in relazione ai trend evidenziati nella prima edizione di Utopian Hours del 2107. Fino al 25 ottobre.

torinostratosferica.it

XXXI edizione del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino. Cappadocia. Il paesaggio nel grembo della roccia, Treviso

Photo credit: Courtesy Photo
Photo credit: Courtesy Photo

La trentunesima edizione del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino, quest'anno per via della pandemia eccezionalmente biennale, è dedicata alla Valle delle Rose e alla Valle Rossa, in lingua turca Güllüdere e Kızılçukur, due valli contigue in Cappadocia. Il valore del paesaggio di quel territorio si esprime nell'equilibrio tra le diverse manifestazioni della natura e delle culture che l’attraversano nel susseguirsi dei secoli. All'interno del Premio Carlo Scarpa, una campagna di studio e di cura, promossa dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche, su un luogo del mondo scelto per i suoi valori di natura, memoria e invenzione, il riconoscimento alla figura più rappresentativa della cura del luogo - quest'anno le Valli della Cappadocia - è andato a Maria Andaloro. La storica dell’arte, ideatrice e coordinatrice della missione di ricerca dell'Università della Tuscia, dal 2006 sviluppa un lavoro di recupero, in particolare dei cicli pittorici nelle chiese rupestri, espressione della responsabilità e della cura nei confronti di un luogo che travalica ogni confine nazionale. È parte delle iniziative del Premio anche la mostra "Cappadocia. Il paesaggio nel grembo della roccia", a cura di Patrizia Boschiero e Luigi Latini, che inaugura il nuovo spazio Ca’ Scarpa, l’antica Chiesa di Santa Maria Nova, restaurato dall’architetto Tobia Scarpa. Fino al 10 gennaio 2021.

www.fbsr.it

Protext! Quando il tessuto si fa manifesto, Prato

Photo credit: Courtesy Photo
Photo credit: Courtesy Photo

La mostra ospitata al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci indaga l'uso del tessuto come strumento di espressione del dissenso e della protesta. L'esposizione, a cura di Camilla Mozzato e Marta Papini, punta l'attenzione, in particolare, sulle giovani generazioni d'artisti che impiegano la materia tessile e le sue elaborazioni formali, striscioni, stendardi, t-shirt, arazzi artigianali, quilting, per dare corpo a una pratica artistica trasgressiva. Nel progetto espositivo Pia Camil, Otobong Nkanga, Tschabalala Self, Marinella Senatore, Serapis Maritime Corporation, Vladislav Shapovalov, Güneş Terkol presentano installazioni, sculture, stendardi, arazzi, disegni, ricami incentrati su temi di protesta, identità, appartenenza. Nelle opere esposte sono protagonisti l’uomo e la sua relazione fisica con il lavoro, la rappresentazione della coscienza collettiva contemporanea, i cambiamenti sociali e topografici, il ritratto politico del nostro Paese, le donne che si adattano alle trasformazioni sociali e culturali della Turchia di oggi o si rifiutano di farlo. I racconti artistici sono fatti di piccoli frammenti di tessuto ricamati, grandi cuscini realizzati con materiali di riciclo, ricami su garza, patchwork di messaggi, t-shirt e jeans di seconda mano, stendardi ricamati a mano, stoffe recuperate. Il percorso si conclude con una sala dedicata a workshop, residenze ed eventi per allargare la ricerca sul tessile quale manifestazione di dissenso. Il duo parigino About A Worker (Kim Hou e Paul Boulenger) è il primo intervento ospitato. Fino al 14 febbraio 2021.

www.centropecci.it

Duel. McArthur Binion | Modern Ancient Brown, Firenze

Photo credit: Serge Domingie Firenze
Photo credit: Serge Domingie Firenze

Al Museo del Novecento va in scena la personale dedicata a McArthur Binion, a cura di Lorenzo Bruni, che punta l'attenzione sui diritti civili e sulla lotta contro il razzismo, dei quali l'artista afroamericano è portavoce attraverso le sue opere e l'impegno civile e politico. Mc Binion, fra l'altro, ha creato nel 2019 a Detroit la fondazione Modern Ancient Brown, da cui il titolo della mostra, per promuovere il lavoro di artisti black i cui lavori intersecano arti visive e letteratura. L'esposizione presenta opere site specific realizzate nel 2020 espressamente per gli spazi del museo e per il ciclo espositivo Duel, ideato dal direttore artistico del Museo Novecento Sergio Risaliti, una risposta significativa ai tempi attuali attraversati dalla pandemia, dai movimenti di Black Lives Matter e dal ripensamento del ruolo delle istituzioni museali. La ricerca di un’alternativa all'arte minimalista, attuata da McBinion fin dagli anni Settanta, si manifesta nella griglia pittorica in dialogo con elementi autobiografici come le pagine della sua rubrica telefonica o le foto ritrovate di linciaggi razziali. Il progetto presentato, esito di due anni di studio, trae origine dall'ideazione di una grande opera astratta su tavola, posta nella cornice preesistente sopra l'altare della cappella rinascimentale al piano terra del museo, una delle tre sale del progetto espositivo. Le altre opere dell’artista, in relazione con gli altri due ambienti, che muovono dall'esigenza della società umana di proiettarsi nel futuro, includono sia la pratica pittorica che quella scultorea, sia una dimensione assoluta e monocromatica che una fatta di narrazioni intime e personali. Fino all'11 febbraio 2021.

www.museonovecento.it

Siena Awards 2020, Siena

Photo credit: Kiran Ridley
Photo credit: Kiran Ridley

Otto mostre nel cuore della città di Siena e una nella vicina Sovicille compongono il progetto espositivo del festival Siena Awards dedicato alla fotografia internazionale, attraverso gli scatti e i video realizzati da fotografi provenienti da 161 Paesi del mondo. I lavori esposti ritraggono il mondo nella sua bellezza, i gravi temi ambientali e sociali, gli scenari culturali contemporanei, ma anche le città deserte e traumatizzate dal lockdown. La personale del fotografo sudafricano Brent Stirton, riconosciuto a livello internazionale per il suo fotogiornalismo documentario e investigativo, è ospitata nell'ex Tinaia di Sovicille, con foto realizzate in Africa, Asia e Sudamerica che fanno capo a progetti sulla protezione e conservazione degli animali. Gli spazi dell’ex distilleria dello Stellino, alle porte di Siena, accolgono una selezione delle immagini più significative del concorso Siena International Photo Awards, tra le quali l'imperdibile foto, vincitrice assoluta del SIPA, “Frozen Mobile Home” del fotografo francese Greg Lecoeur, scattata in Antartide, che riporta l'attenzione sulla fragilità dei nostri mari e, più in generale, del nostro pianeta. E ancora negli ambienti dell’ex distilleria, si può visitare “Burning Dreams”, la personale di Carolina Rapezzi dedicata alla discarica a cielo aperto di Accra, capitale del Ghana, fra le più grandi al mondo. Anche il Chiostro della Basilica di San Domenico riserva un doppio appuntamento: "Hong Kong Democracy Protests”, con gli scatti del fotografo Kiran Ridley che riprendono la lotta per la libertà dei manifestanti di Hong Kong nel 2019, e “Saving Orangutans” del fotografo belga Alain Schroeder, un reportage realizzato a Sumatra, in Indonesia, che testimonia i comportamenti contraddittori dell'uomo rispetto all'ambiente. Le foto e i video di “Above us only Sky”, che provengono da 126 Paesi del mondo, vincitori del “Drone Awards”, portano nella scenografia storica dell'Accademia dei Fisiocritici la fotografia aerea nelle sue immagini più sorprendenti. Mentre è la fotografia Fine Art della mostra “I Wonder if You Can” a occupare i bastioni della Fortezza Medicea. Il lavoro del fotografo peruviano Pedro Jarque Krebs che racconta il tema dello sfruttamento degli scimpanzè è protagonista nell'esposizione“The Other Refugees” all'Area Verde Camollia 85. Infine “Non potevamo immaginare l’inimmaginabile” è un viaggio fra reale e virtuale. Il racconto del periodo di lockdown, vissuto dal mondo intero, si compone attraverso le immagini collocate lungo le vie di Siena che, grazie a contenuti digitali, danno vita ad altre narrazioni. Il Festival del Siena Awards è promosso dall’associazione culturale Art Photo Travel. Fino al 29 novembre.

www.festival.sienawards.com

Romaison 2020. Roma, una Maison straordinaria: archivi e produzioni dei laboratori di Costume, Roma

Photo credit: Simon D'Exe
Photo credit: Simon D'Exe

Una mostra per valorizzare il grande patrimonio creativo che caratterizza Roma e che lega la produzione sartoriale al costume per lo spettacolo, l'alta moda al mondo del cinema. La città si rivela come un laboratorio progettuale diffuso attraverso i suoi più importanti atelier di costume, i loro preziosi archivi, testimonianza nei pezzi unici conservati di lavorazioni di altissima artigianalità, ricerca e sperimentazione. Negli spazi del Museo dell’Ara Pacis, l'esposizione, a cura di Clara Tosi Pamphili, racconta le più importanti sartorie di costume romane: Annamode, Costumi d’Arte - Peruzzi, Sartoria Farani, Laboratorio Pieroni, Tirelli Costumi, anche attraverso i bozzetti dell’archivio personale di Gabriele Mayer, rievocando la dimensione dei laboratori dove si sviluppano il processo creativo, lo studio e le tecniche, oltre al saper fare artigianale, eccellenza del nostro made in Italy. Accanto agli atelier storici che hanno accolto le dive e le star del cinema, ma anche stilisti e couturier per trarne ispirazione, sono esposti abiti e accessori originali di diverse epoche provenienti dalle collezioni delle sartorie, costumi di cinema e teatro, in un gioco di rimandi fra pezzi autentici dalla fine del ‘700 ad oggi e creazioni per il cinema divenute icone di stile, a dimostrazione che il rapporto tra Moda e Costume è “meravigliosamente ambiguo, in una dimensione parallela di ispirazione reciproca soprattutto a Roma” come commenta la curatrice. Una sezione della mostra è dedicata a Mensura, storico produttore di manichini. Fino al 29 novembre.