"L'agenda la detta il virus, non i politici", dice Crisanti

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AGI - "Bisogna mettersi in testa che l'agenda non la decidono né i politici né gli esperti, la decide il virus. Finché non lo controlliamo, la realtà è questa e bisogna mettersi l'anima in pace". Lo ha detto Andrea Crisanti, ordinario di microbiologia all'Università di Padova intervenuto ad 'Agorà' su Rai 3. "Ricciardi ha fatto benissimo a sollevare l'allarme - ha aggiunto - i politici si sono mossi sempre in ritardo.

Il lockdown sarebbe stato necessario sotto Natale, se lo avessimo fatto non avremmo la variate inglese al 20% e potremo programmare questo periodo in maniera completamente diversa".

"La variante inglese in 15 giorni passa dal 10% al 60-70% con le conseguenze che abbiamo visto in Inghilterra con più di 2000 morti al giorno", ha affermato Crisanti che pero' frena sulla maggiore letalità: "C'è ancora un dibattito, perché è molto difficile discriminare l'effetto sulla saturazione del sistema sanitario. Quando ci sono molti casi è chiaro che le persone possano essere curate meno bene".

"Sicuramente - ha continuato - se ha avuto un problema il ministro Speranza è stato quello che è stato esitante di fronte a spinte di parte". "Se a maggio avessimo prolungato il lockdown di altri 15-20 giorni avremmo azzerato i contagi, avremmo potuto blindare l'Italia - aggiunge -, ma chiaramente c'era chi doveva aprire le spiagge, c'era chi doveva fare le discoteche, è un continuo. L'agenda qui la detta il virus, non la detta il commerciante... Se continuiamo così non ne usciamo".