Lagos, la città in cui ogni giorno c’è un ingorgo da 8 ore

Lagos [Getty]

Non sono pochi quelli che si lamentano di passare troppo tempo in auto, costretti dal pendolarismo o da un lavoro che li porta a muoversi con le quattro ruote. E a giudicare dalle cifre che riguardano l’Italia, ne hanno ben donde: nel nostro paese si trascorrono in media due ore al giorno infilati nel traffico. Due ore relativamente buttate via, perché per fortuna la radio si premura di tenerci informati, di regalarci qualche approfondimento o banalmente di intrattenerci con la musica. Ma è un fatto che una parte di quelle due ore la dedicheremmo volentieri ad altre attività.

Ecco, al confronto con altri paesi o città dovremmo ritenerci fortunati. Nello specifico, dovremmo ritenerci molto più che fortunati se pensiamo a quanto accade a Lagos, la capitale economica e finanziaria della Nigeria. Una città certamente non facile, essendo abitata dal 16 milioni e 300 mila persone. E dove infilarsi in auto significa infilarsi in un autentico incubo. Le ore trascorse in media al volante, infatti, sono 8 al giorno: quattro per raggiungere il posto di lavoro, quattro per tornare.

In quanto fulcro commerciale della Nigeria, che è la quinta economia dell’Africa, Lagos è un luogo di lavoro inevitabile per milioni di persone. Sotto questo profilo, è in crescita: si stima che entro il 2100 la popolazione arrivi alla spaventosa cifra di 88 milioni di abitanti. Se già oggi, complice un sistema di trasporti pubblici semplicemente inadeguato, ogni giorno circa 5 milioni di automobili creano un colossale ingorgo, c’è da immaginare che in futuro o si passa alle macchine volanti o la situazione sarà semplicemente ingestibile.

“La congestione del traffico, con il suo rumore e l’inquinamento ambientale, incide notevolmente sulla salute mentale e fisica dei lavoratori. Gli operatori sanitari hanno persino collegato il danno generale al crescente tasso di suicidi in città”, scrive la CNN. Con un terzo della giornata spesa in auto in condizioni di totale insicurezza, c’è da crederci. In termini pratici, il povero pendolare nigeriano lascia la propria abitazione alle 4 del mattino, si mette in macchina e arriva al lavoro alle 8. Ne esce alle 17 e prima delle 21 non è a casa. Così tutti i giorni. Un vero inferno su quattro ruote.