L'allarme del cardinale Parolin: "Esiste il rischio di una guerra mondiale"

Riccardo De Luca / AGF

AGI - In Ucraina esiste "la possibilità di un salto negativo verso la congiunzione dei pezzi in un conflitto mondiale vero e proprio". Lo ha detto in una intervista a Limes il segretario di Stato vaticano, cardinal Pietro Parolin.

"Credo che noi non siamo ancora in grado di prevedere o calcolare le conseguenze di quanto sta accadendo", ha spiegato, "Migliaia di morti, città distrutte, milioni di sfollati, l'ambiente naturale devastato, il rischio di carestia per la mancanza di grano in tante parti del mondo, la crisi energetica. Come è possibile che non si riconosca che l'unica risposta possibile, l'unica via praticabile, l'unica prospettiva percorribile è quella di fermare le armi e promuovere una pace giusta e duratura?".

Con il Patriacato di Mosca dialogo della Santa Sede è "difficile". Ha detto il segretario di Stato vaticano a Limes. Il desiderio più grande di Papa Francesco, "e quindi la sua priorità", è che "attraverso i suoi viaggi si possa giungere a un beneficio concreto. In quest'ottica, egli ha detto di volersi recare a Kiev per portare conforto e speranza alle popolazioni colpite dalla guerra. Allo stesso modo, ha annunciato la sua disponibilità di viaggiare anche a Mosca, in presenza di condizioni che siano veramente utili alla pace", ha premesso il porporato.

Quindi ha osservato che quello fra Roma e Mosca è un "dialogo difficile, che procede a piccoli passi e che conosce anche fasi altalenanti", ma "non si è interrotto". L'incontro a Gerusalemme tra Papa Francesco e il patriarca Kirill è stato sospeso perchè "non sarebbe stato capito e il peso della guerra in corso l'avrebbe troppo condizionato".

Nella tragedia della guerra in Ucraina ancora non emerge una sincera volontà di intavolare un negoziato di pace da parte di entrambi le parti, è la constatazione che li segretario di Stato vaticano, cardinal Pietro Parolin, affida a Limes.

"La voce del Papa, spesso, è vox clamantis in deserto ('una voce che grida nel deserto'). è voce profetica, di lungimirante profezia. è come un seme gettato, che ha bisogno di un terreno fertile per portare frutto", ha rilevato, "Se gli attori principali del conflitto non prendono in considerazione le sue parole, purtroppo, non succede nulla, non si ottiene la fine dei combattimenti".

"Pure oggi nella tragica vicenda ucraina, non sembra emergere al momento disponibilità a intavolare reali negoziati di pace e ad accettare l'offerta di una mediazione super partes", ha aggiunto il porporato.

"Come è evidente, non è sufficiente che una delle parti lo proponga o lo ipotizzi in via unilaterale, ma è imprescindibile che entrambe esprimano la loro volontà in questo senso. Ancora una volta vox clamantis in deserto. Ma le parole del Papa restano comunque una testimonianza di altissimo valore, che incide in tante coscienze, rendendo più consapevoli gli uomini che la pace, e la guerra, iniziano nei nostri cuori e che tutti siamo chiamati a dare il nostro contributo per promuovere la prima ed evitare la seconda".