L'allarme di Taiwan: "Al culmine le tensioni con la Cina"

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AGI - Le tensioni tra Cina e Taiwan toccano il culmine: la Cina ha la capacità di invadere Taiwan entro il 2025 e le tensioni con la Repubblica Popolare Cinese sono le peggiori degli ultimi quaranta anni, ha avvertito il ministro della Difesa di Taipei, Chiu Kuo-cheng, dopo che 150 aerei da combattimento dell'Esercito Popolare di Liberazione cinese hanno solcato la zona di identificazione aerea di Difesa dell'isola in soli cinque giorni, dal 1 al 5 ottobre. 

 "La Cina ha la capacità di invadere Taiwan ora", ha dichiarato il ministro della Difesa prima di un'audizione al parlamento per la revisione al rialzo di 8,57 miliardi di dollari del budget destinato alla Difesa di Taiwan. Pechino, ha aggiunto, sarà in grado di realizzare un'invasione su vasta scala entro il 2025, e le tensioni attuali, è lo scenario dipinto da Chiu, "sono le più cupe che abbia visto in più di 40 anni".

L'innalzamento della tensione nello Stretto in coincidenza con i giorni della festa nazionale cinese non è sfuggito a Washington, che richiama Pechino agli accordi sull'isola. "Ho parlato con Xi di Taiwan", ha affermato Biden, riferendosi al colloquio avuto con il presidente cinese il mese scorso.

"Siamo d'accordo... ci atterremo all'accordo su Taiwan. Abbiamo chiarito che non penso che debba fare altro che attenersi all'accordo", ha proseguito il presidente Usa: un apparente riferimento alla "politica dell'unica Cina" in base alla quale Washington ha scelto di riconoscere diplomaticamente Pechino invece di Taipei, e del Taiwan Relations Act, che mette in chiaro che lo stabilimento delle relazioni diplomatiche con la Cina si basa sull'aspettativa che il futuro di Taiwan sia determinato da "mezzi pacifici" e stabilisce che Washington potrà fornire armi all'isola, punto che irrita costantemente Pechino.

Più duro, invece, il commento del capo della diplomazia Usa, Antony Blinken, che da Parigi ha chiesto a Pechino di cessare le azioni "provocatorie e destabilizzanti" contro Taipei, in un'intervista all'agenzia Bloomberg.

Per Pechino, la questione di Taiwan rimane "la più importante e delicata" nelle relazioni tra Cina e Stati Uniti, che proprio in queste ore puntano a un riavvicinamento in territorio neutro, a Zurigo, dove si sono incontrati il direttore della Commissione Affari esteri del Partito Comunista Cinese, Yang Jiechi, e il consigliere per la Sicurezza Nazionale Usa, Jake Sullivan.

I colloqui a porte chiuse sono i primi dal burrascoso vertice in Alaska di marzo scorso, quando Cina e Stati Uniti non si sono risparmiati colpi duri davanti alle telecamere, in uno dei momenti più bassi delle loro relazioni in anni recenti.

I dettagli sono ancora scarsi: da Pechino si sottolinea che Yang e Sullivan "si scambieranno opinioni sulle relazioni Cina-Usa e su questioni rilevanti", mentre la Casa Bianca spiega che il colloquio ha lo scopo di "continuare a cercare di gestire in modo responsabile la competizione" con Pechino, come concordato nel corso dell'ultimo colloquio telefonico tra Biden e Xi Jinping del 9 settembre scorso (10 settembre, secondo il fuso orario cinese) il primo tra i due capi di Stato dopo sette mesi di silenzio.

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