L'alta risoluzione della musica digitale

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L’ultimo anno ha segnato un’ascesa irrefrenabile dei dischi in vinile, che per la prima volta negli Stati Uniti hanno superato le vendite dei CD, con un aumento del 29% e un mercato che negli USA vale oltre 600 milioni di dollari. Molto lontano dai ricavi dello streaming (si parla di 10 miliardi l’anno), ma è sicuramente un trend da tenere d’occhio. Molto fanno lo spirito da collezionista, il desiderio di possedere il supporto fisico del proprio album preferito, l’esperienza d’ascolto immersiva che non permette di “skippare”, ma soprattutto la maggiore qualità audio. Il suono analogico conquista gli appassionati, disposti a investire in impianti stereo hi-fi e che ne decantano le qualità in contrapposizione ai file audio digitali, quelli scaricabili da negozi come iTunes o ascoltabili in streaming sulle piattaforme come Spotify. La differenza tra il vinile e il file è che nelle canzoni digitali è stata fatta una scelta di compressione delle informazioni, in cui la qualità audio viene sacrificata in favore del “peso” in megabyte.

Mai la musica sta - letteralmente - cambiando grazie ai nuovi protocolli di codifica lossless, con audio non compresso, che iniziano a popolare i servizi di streaming. Il primo, e più di nicchia, è stato Tidal, che ha spacchettato la sua offerta in Premium, con qualità standard, e HiFi, che offre i brani in alta risoluzione. Il prezzo del servizio alta fedeltà è esattamente il doppio di quello base, 20 euro al mese. Ma è sempre stato un servizio di nicchia, usato dai grandi appassionati disposti a pagare qualcosa in più per uno streaming hi-fi. Anche Amazon, d’altra parte, dava già dal 2019 la possibilità di un upgrade (a 5 euro al mese di sovrapprezzo rispetto ai 9.99 di base) alla libreria HD del suo Music Unlimited. 70 milioni di brani con codifica lossless e supporto all'audio spaziale e 3D - queste ultime feature possibili solo utilizzando per la riproduzione i dispositivi Amazon.

È stata la mossa Apple a smuovere le acque, con l’annuncio dell’arrivo del formato lossless e 3D su Apple Music, allo stesso prezzo dell’abbonamento base. Amazon si è adeguata includendo l’alta risoluzione gratis per tutti gli abbonati, e anche Spotify, seppure forte della sua posizione dominate, è dovuto correre ai ripari, promettendo entro fine anno l’arrivo della sua funzione HiFi - senza specificare se con una fee aggiuntiva o meno. Novità accolte con grande favore dagli audiofili e a dagli addetti ai lavori, che lamentavano come l’ascolto in streaming perdesse tanto in qualità e profondità, ma la nuova democratizzazione dell’audio ad alta risoluzione non è priva di scogli. Prima di tutto il consumo dati: riprodurre in streaming un file lossless è necessariamente più “pesante”, così come è notevolmente superiore lo spazio occupato sul dispositivo se decidiamo di scaricare il brano.

Questo vuol dire che l’ascolto in streaming potrebbe non essere più quell’esperienza fluida e priva di scossoni a cui siamo abituati con i servizi attuali, soprattutto in aree dove la connessione non è ottimale. In più ascoltando musica tramite dispositivi bluetooth la differenza di qualità si perde nella trasmissione. È davvero un problema? Forse no, se è vero che i moderni sistemi di compressione audio riescono ormai a darci un suono molto fedele, in cui le informazioni perse sono quelle che l’orecchio umano non sa individuare. Quello che resta è una rincorsa agli abbonati con una mossa di marketing che probabilmente segnerà la fine di servizi come Tidal, riportando il mercato in mano ai soliti giocatori.

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