L'ambiguità del Franchi: ostacolo al futuro o capolavoro da preservare? Non perdiamoci in crociate

Matteo Baldini
·2 minuto per la lettura

Spesso si ritiene che l'apprezzamento di qualcosa, persino di qualcuno, arrivi ai massimi livelli quando subentra il rischio di perdere l'oggetto o la persona in questione. Ci accorgiamo della sua importanza solo con l'assenza insomma, dandolo per scontato finché c'è. Ascoltando il coro di voci che si sta alzando in difesa dello stadio Artemio Franchi, nelle ultime settimane, pare proprio che il monito sia questo: occhio a svilire il peso di un patrimonio che rimpiangerete.

Un dettagli del Franchi | Gabriele Maltinti/Getty Images
Un dettagli del Franchi | Gabriele Maltinti/Getty Images

Ma si tratta realmente di una posizione connessa al legame affettivo tra Firenze il suo stadio ed al valore storico e architettonico dell'impianto di Pier Luigi Nervi? I dubbi a riguardo sono logici, si annida cioè in questa forte presa di posizione il rischio sinistro della strumentalizzazione, degli interessi di parte o del passatismo fine a se stesso (come utopia più che come pratica virtuosa). Come in ogni situazione diventa fondamentale l'esercizio di sintesi e di compromesso, senza perdersi in crociate e in fazioni che si annullano a vicenda urlandosi contro. La sintesi andrà dunque trovata tra le disposizioni del Ministero dei Beni culturali e l'ormai nota possibilità di lavorare sul Franchi rinnovandolo, individuando delle parti storiche da conservare e in qualche modo integrare anche "in forma diversa da quella originale".

Il presidente Rocco Commisso | Gabriele Maltinti/Getty Images
Il presidente Rocco Commisso | Gabriele Maltinti/Getty Images

Da un lato il rischio di invocare a tutti i costi la ruspa come soluzione, dall'altro il ricorso al mito di un passato da mantenere identico a se stesso e intoccabile, con strutture spesso destinate all'abbandono e al mancato utilizzo (come ricordato peraltro oggi da Nardella). Il progetto del professor Casamonti, quello di cui si avvarrà eventualmente la Fiorentina, potrebbe essere la base per tale compromesso e per sintetizzare intenzioni e principi dei due estremi, senza scivolare nella lotta dei comunicati e nelle risse verbali a distanza (con il fiorire di comitati a difesa di questa o di quella campana). La recente risposta di Rocco Commisso alla lettera di un importante Viola Club apre la porta a dubbi e timori, "ho paura che uno stadio nuovo possa rimanere solo un sogno" ha detto il patron viola.

Resta da capire se sia la prudenza di chi è rimasto scottato troppe volte o la reale apprensione per i segnali che arriveranno dal Ministero, con la possibilità di avere le mani legate e di dover guardare altrove, con tutti gli intoppi e le lungaggini che ne deriverebbero. L'intento di andare "fast, fast, fast" è ormai solo nella memoria, non può essere più il faro, ma il dialogo tra le parti e l'incrocio di due interessi, forse, possono essere ancora percorsi senza cedere al richiamo di inutili crociate.

Segui 90min su Facebook, Instagram e Telegram per restare aggiornato sulle ultime news dal mondo della Serie A!