L'America ha paura di se stessa, nasce squadra speciale sul terrorismo interno

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Members of the Proud Boys make the
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Minaccia, attacco, battaglia, terrore. Mai come in questo momento, il linguaggio che accompagna il discorso politico negli Stati Uniti somiglia a un bollettino militare. L’ultima prova dell’escalation arriva dalla decisione del Dipartimento di Giustizia americano di istituire una nuova unità per contrastare il terrorismo interno dopo l’attacco del 6 gennaio 2021 a Capitol Hill. La mossa riflette la crescente preoccupazione dei funzionari della sicurezza nazionale per la minaccia rappresentata dagli estremisti interni, ormai considerata pari – se non superiore - a quella posta da gruppi terroristici stranieri come lo Stato Islamico.

La novità è stata annunciata martedì nel corso di un’audizione al Senato dal capo della divisione per la Sicurezza nazionale del Dipartimento, Matthew Olsen. "È stata creata un’unità per il terrorismo interno per aumentare gli sforzi esistenti”, ha dichiarato, spiegando che prima lo stesso ufficio antiterrorismo gestiva le inchieste sia su quello internazionale sia su quello domestico. Ora la nuova unità si “concentrerà sulla minaccia del terrorismo interno, aiutando a garantire che questi casi siano gestiti in modo appropriato e con un coordinamento efficace” su tutto il territorio nazionale.

La separazione degli uffici si è resa necessaria a fronte del vertiginoso aumento del numero di casi di terrorismo interno indagati dall’FBI, che è raddoppiato dal marzo del 2020. L’impennata dei casi – ha spiegato Olsen - è determinata da un lato dalla crescente minaccia da parte di gruppi di ultradestra e suprematisti bianchi, dall’altra dalle frange più estreme dei movimenti antigovernativi e autiautorità.

È la prima, in particolare, a preoccupare di più il governo federale, come del resto testimonia il memo diffuso dal Dipartimento per la Sicurezza interna in occasione dell’anniversario dell’assalto al Congresso. Nel memo, ottenuto nei giorni scorsi dal sito The Hill, si avvisa come vi sia stato un aumento delle attività sulle piattaforme online usate dagli estremisti, con in particolare minacce rivolte anche a membri del Congresso. “Stiamo assistendo a un aumento delle minacce provenienti da persone animate da risentimento razzista”, ha osservato ancora Olsen, nelle stesse ore in cui, ad Atlanta, il presidente Joe Biden e la sua vice Kamala Harris mettevano in guardia sui rischi che ancora corre la democrazia americana. “Il futuro dell’America non è al sicuro, la battaglia per la democrazia e per l’anima dell’America non è finita. Ci sono ancora quelli che hanno cercato di rubare le elezioni con la violenza, che vogliono il caos. Ma devono essere i cittadini a scegliere il futuro”, ha dichiarato il presidente nella sua difesa del diritto di voto.

Sembrano piani lontani, in realtà sono pericolosamente vicini. La creazione della nuova unità, infatti, sottolinea fino a che punto l’estremismo violento interno - che per anni dopo gli attacchi dell′11 settembre è stato oscurato dalla minaccia del terrorismo internazionale - ha attirato urgentemente l’attenzione all’interno del governo federale e alla Casa Bianca. Ma la questione rimane politicamente carica e divisiva, in parte perché l’assenza di uno statuto federale sul terrorismo domestico ha creato ambiguità sul tipo preciso di violenza che soddisfa tale definizione. Il codice penale statunitense definisce il terrorismo interno come la violenza intesa a “costringere o intimidire una popolazione civile” e a “influenzare la politica del governo”, ma non esiste un’accusa di terrorismo interno autonomo, il che significa che i pubblici ministeri devono fare affidamento su altri statuti.

In un clima politico sempre più esasperato, sono i numeri delle indagini a dare le dimensioni del fenomeno. Il Dipartimento di Giustizia ha intentato accuse penali contro più di 725 persone derivanti dalla rivolta del 6 gennaio 2021 in cui i sostenitori dell’allora presidente Donald Trump cercarono di impedire al Congresso di certificare la vittoria di Biden alle elezioni del 2020. Alcuni degli imputati sono membri o associati a gruppi di estrema destra tra cui i Proud Boys, gli Oath Keepers e i Three Percenters. Lo scorso marzo il direttore dell’FBI Christopher Wray aveva usato un aggettivo tremendo – “metastatizzante” – per definire il moltiplicarsi delle minacce interne. Il timore è che nei prossimi mesi, con l’avvicinarsi delle elezioni di medio termine, lo scontro politico diventi sempre più feroce, con conseguenze nefaste in un Paese dove la pandemia ha combaciato con un aumento nell’acquisto di armi. Secondo una recente ricerca della Northeastern University, gli acquisti di armi negli Stati Uniti sono aumentati nel periodo 2020-2021 rispetto al 2019, con oltre 5 milioni di adulti che sono diventati proprietari di armi per la prima volta tra gennaio 2020 e aprile 2021 rispetto ai 2,4 milioni di adulti nel 2019. Numeri, anche questi, che raccontano la crisi di una democrazia sospesa tra rabbia e paura.

Counter-protest chalk graffiti is seen on the sidewalk near the Oregon State Capitol building during a far-right rally held by the Proud Boys on January 8, 2022 in Salem, Oregon. - The rally, two days after the first anniversary of the January 6 Capitol riot in Washington, DC, was held to demand
Counter-protest chalk graffiti is seen on the sidewalk near the Oregon State Capitol building during a far-right rally held by the Proud Boys on January 8, 2022 in Salem, Oregon. - The rally, two days after the first anniversary of the January 6 Capitol riot in Washington, DC, was held to demand

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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