L'ammiragio De Giorgi: "Guerriglia contro Trenta"

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di Sara Di Sciullo "Il mandato della ministra Trenta è durato poco più di un anno, un periodo troppo breve per incidere su una struttura complessa come la Difesa, tradizionalmente difficile da dominare. In più, non si possono non considerare gli effetti della guerriglia condotta contro di lei, sia da parte di membri della compagine governativa che da altri ambienti legati a interessi industriali vari che hanno indubbiamente interferito non poco con la sua azione". Lo afferma all'Adnkronos l'ammiraglio Giuseppe De Giorgi, ex capo di Stato maggiore della Marina militare, dopo la formazione del nuovo governo, sull'azione dell'ormai ex ministro della Difesa Elisabetta Trenta. 

"Il suo merito principale - osserva De Giorgi - è di non aver accettato passivamente e acriticamente le linee d'azione proposte dal 'sistema', sia nella gestione dei programmi di acquisizione, sia nell'impiego del personale. Ciò al fine di riaffermare il ruolo del ministro della Difesa e la sua funzione di controllo dell'operato dei Vertici militari. Il demerito: di non essere stata sufficientemente assertiva nel perseguire le sue decisioni". 

Quanto al cambio al vertice, "rispetto alla ministra Trenta - spiega De Giorgi - considerata a torto o ragione un 'tecnico', con il ministro Guerini la Difesa ritorna a un politico a tutti gli effetti, con solide basi nel Pd e in Parlamento; ciò potrebbe essere un fattore positivo per rilanciare sotto il profilo delle risorse economiche il settore della Difesa". 

"Il nuovo ministro gode di ottima fama per le sue doti di carattere e per la sua storia politica - sottolinea De Giorgi - Ritengo abbia tutte le carte in regola per fare bene in un ambiente complesso come quello della Difesa, in particolare in un momento in cui il Mediterraneo allargato sta attraversando uno dei periodi più turbolenti dell’ultimo ventennio". 

Riguardo alle priorità che dovrebbe darsi il nuovo ministro Lorenzo Guerini, l'ammiraglio De Giorgi sottolinea: "Sun Tzu dice 'conosci le tue Forze'. Uno dei primi passi dovrebbe essere quindi quello di acquisire la consapevolezza di quali siano le effettive potenzialità operative delle tre componenti. In sintesi: qual è il numero di aerei, elicotteri, navi, carri armati, munizioni etc. effettivamente pronti all’impiego, rispetto ai mezzi in inventario? Quante ore di volo, giorni di navigazione, di esercitazioni vengono svolte in media annualmente. Quanta percentuale dello straordinario viene effettivamente 'pagata' al personale, quanta parte del personale viene impiegata nel supporto logistico rispetto alla componente combattente/operativa?". 

"Più in generale, direi che stabilire la centralità del ministro nella vita del Dicastero - prosegue - incentivando al contempo una gestione più collegiale dello Strumento Militare nel suo complesso, dovrebbe costituire un obiettivo primario". 

"Un primo passo potrebbe essere quello di riassumere la presidenza del Comitato dei Capi, per disporre da un lato di un supporto consultivo di alto livello e dall’altro per ottenere maggiore trasparenza e rapidità decisionale del Vertice Militare, anche superando l’esasperata, quanto obsoleta 'verticalità' dell’attuale linea di comando interforze - continua - Nell’era dei 'social', un organigramma di tipo 'circolare', da adottare in alcuni contesti, sarebbe certo più efficace. Ne beneficerebbe fra l’altro l’armonia fra i Capi di Stato Maggiore e di conseguenza fra le Forze Armate".  

"Il ministro, per sua natura, è generalmente un arbitro più imparziale, non essendo condizionato dal colore di una specifica 'giubba' - prosegue De Giorgi - La possibilità di accentrare la gestione dei fondi di tutte le Forze Armate, scavalcando i relativi Capi di Stato Maggiore, ha dato negli ultimi anni al Capo di Stato Maggiore della Difesa un potere di condizionamento economico, sociale (posti di lavoro), oltre che politico senza precedenti. Non a caso Andreotti aveva previsto, nei cosiddetti 'decreti delegati' da lui redatti, la dipendenza diretta dei capi di Forza Armata e del Capo di Segredifesa oltre che del Capo di Stato Maggiore della Difesa dal ministro. In tale contesto, a similitudine di quanto avviene negli Stati Uniti, il Capo di Stato Maggiore era il primo consigliere del ministro, ma 'primus inter pares', nell’ottica di una gestione molto più collegiale e condivisa dello strumento militare rispetto ad oggi". 

E sul tema della gestione dei flussi migratori dopo il braccio di ferro a cui si è assistito nei mesi passati tra ministeri della Difesa e dell'Interno, l'ammiragio De Giorgi chiosa: "La chiave a mio parere è tenere separati il tema del soccorso in mare e della sicurezza marittima nella sua accezione più ampia, da quello del controllo dei flussi migratori. Il primo è di competenza del Ministero dei Trasporti e della Difesa, il secondo è proprio del Ministro dell'Interno". "Il mare, le sue linee di comunicazione, la salvaguardia della vita in mare secondo i trattati internazionali e il diritto umanitario devono essere assicurati, così com'è evidente il diritto di ogni Stato a regolare gli ingressi di stranieri nel proprio territorio - conclude - In sintesi è sufficiente applicare il diritto internazionale e rispettare le competenze dei singoli ministri".