Lamorgese sotto pressione anche di Pd-Leu. E prepara una stretta sui cortei

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ROME, ITALY - OCTOBER 09: Police in riot gear clash with protesters during a protest against the
ROME, ITALY - OCTOBER 09: Police in riot gear clash with protesters during a protest against the

Ora bisogna cambiare approccio. Dopo l’assolto di Forza Nuova e dei manifestanti No Green Pass alla sede della Cgil, negli uffici del Viminale si ragiona con la consapevolezza che serve una svolta: “Inizia una stagione complicata”. In pratica la linea più morbida tenuta finora in occasione degli eventi di piazza non è più sufficiente e il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, alla luce di quanto avvenuto sabato a Roma, ne paga le conseguenze finendo sotto pressione non più solo di Matteo Salvini e di Giorgia Meloni, che ne chiedono le dimissioni da tempo, ma anche di Pd e Leu. Il segretario dem Enrico Letta, ospite di ‘Mezz’Ora al Massimo’, sul sito del ‘La Stampa’, parla di carenze nella gestione dell’ordine pubblico “talmente evidenti che non è che c’è molto da dire”. Mentre Federico Fornaro, il capogruppo di Leu, chiede che il capo del Viminale riferisca in Parlamento, che secondo lui era proprio il luogo preso di mira sabato da Forza Nuova.

E così sarà. Oltre a riferire in Aula, il ministro Lamorgese e il direttore dell’Aisi, agenzia informazioni e sicurezza interna, Mario Parente, saranno ascoltati dal Copasir “alla luce dei gravi incidenti verificatisi sabato scorso” quando una probabile sottovalutazione dell’evento ha provocato la perdita totale del controllo dei manifestanti che hanno devastato la sede del sindacato di Corso d’Italia. Le presenze erano stimate erano circa 3 mila, e su quella cifra è stato tarato il dispositivo di ordine pubblico, ma a piazza del Popolo erano molti di più, forse 10 mila, e non è stato facile controllare le deviazioni delle frange radicali, quelle votate allo scontro. L’errore principale è stato probabilmente questo, e non a caso ora l’input è quello di potenziare il monitoraggio della galassia no vax e dei movimenti che la sostengono, a partire dai social, come Telegram, Snapchat e altri servizi di messaggistica dello stesso tipo. Così da poter contenere per tempo i cortei non autorizzati.

In queste ore si stanno analizzando gli errori compiuti e il ministro è in costante contatto con il capo della Polizia Lamberto Giannini, in vista del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica in programma mercoledì. Riunione che servirà per mettere a punto la nuova strategia. Prima di tutto l’attività di prevenzione, come si è detto, dovrà essere più incisiva, per valutare con il dovuto anticipo le presenze in piazza e rimodulare l’invio dei contingenti di forze dell’ordine con annesso controllo dei pullman. Ci sarà inoltre un invito alle autorità locali di pubblica sicurezza a valutare con molta attenzione che tipo di piazza concedere, escludendo quelle più problematiche perché in alcune realtà diventa difficile se non impossibile bloccare i facinorosi. Arriverà anche una stretta sulla gestione della piazza stessa: non più solo contenimento ma fermezza assoluta nei confronti di chi tenta di fare in corteo non autorizzato.
Ora le date cerchiate in rosso sul calendario sono principalmente tre. Il 15 ottobre, giorno in cui in tutta Italia scatterà l’obbligo di ‘certificazione verde’ per accedere al luogo di lavoro, il giorno seguente quando i sindacati manifesteranno in piazza San Giovanni e si temono incursioni, e il 30-31 ottobre, quando a Roma si terrà il vertice conclusivo dei capi di Stato e di governo del G20. Una ‘vetrina’ mondiale che rischia di rivelarsi tale anche per un certo tipo di protesta.

Al di là delle misure che verranno prese, resta comunque la preoccupazione. Come dimostrano le immagini che arrivano dalle piazze di mezza Italia: a Torino hanno sfilato in corteo centri sociali, lavoratori in agitazione e i contrari al green pass mentre tra i 2.500 di Genova i no pass erano a braccetto con i Cub. A Trieste ad opporsi alle scelte del governo erano in 10mila: Usb, anarchici, ferrovieri, tassisti, portuali. “Se il certificato sarà obbligatorio bloccheremo il porto”, dice il coordinatore dei lavoratori del porto Stefano Puzzer dando un dato significativo: su 950 lavoratori il 40% non ha il pass. Stesse scene a Firenze, Cagliari, Roma, Milano. Quando al Viminale parlano di “inizio di stagione complicata” si riferiscono esattamente a questo.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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