Lampedusa abbandonata. Il sindaco: "Qui i migranti sbarcano, il Viminale mi ignora"

Migranti arrivati a Lampedusa il 7 aprile - il sindaco dell'isola, Totò Martello (Photo: )

Il governo chiude i porti, Lampedusa resta aperta. Con la certezza di non riuscire a garantire la quarantena ai migranti che arriveranno, e che già sono arrivati, con imbarcazioni autonome. Il sindaco, Totò Martello, chiede aiuto al Viminale. Inascoltato. “Oggi la situazione è più tranquilla, non ci sono stati sbarchi né proteste della cittadinanza - spiega ad HuffPost - ma nei giorni scorsi ci sono stati vari approdi. Quasi 150 le persone arrivate. Nel centro di accoglienza non riusciamo a far fare la quarantena a tutti”. Accusa i ministeri competenti di aver abbandonato la sua isola: “Il decreto si riferisce alle navi delle ong e a quelle che operano fuori dall’area Sar. E per tutti gli altri? Per chi continua ad arrivare autonomamente a Lampedusa, è stato previsto qualcosa?”. La risposta, allo stato attuale delle cose, sembra negativa.

A Lampedusa si sbarca, e il bel tempo lascia immaginare che ci saranno altri approdi. Per questo il primo cittadino ha chiesto ieri al ministero dell’Interno una ‘nave dell’accoglienza’, per ospitare e assistere i migranti che arrivano sull’isola durante l’emergenza Coronavirus. Almeno in un primo momento. “A Lampedusa non c’è più posto”, ha aggiunto Martello. Ma al suo appello, per il momento, non è arrivata risposta. La sensazione di abbandono è tale che il sindaco, ironicamente, osserva: “Evidentemente noi non facciamo parte dell’Italia”.

Al momento 36 persone, arrivate lunedì, sono in quarantena. Non c’è modo di garantire lo stesso trattamento gli altri - più di cento - che sono arrivati con due sbarchi autonomi martedì. “Alcuni sono stati trasferiti - spiega il primo cittadino - altri aspettano il trasferimento”.

In mancanza di interventi da parte dello Stato, per Martello c’è solo una soluzione: “Lasciare i migranti che potrebbero arrivare nei prossimi giorni sul molo Favaloro, fino a quando non verrà qualcuno a prendersene cura”. Un passo indietro rispetto alla politica dell’accoglienza? No. Solo un segnale di forte preoccupazione. “Il centro per migranti di Lampedusa ha 96 posti. Come possiamo, con questi presupposti, fare in modo che tutti, anche le persone che arrivano dal mare, rispettino le restrizioni imposte dal decreto sul coronavirus?”. Si chiede Martello, che negli ultimi giorni si è trovato di fronte alla proteste di una parte dei cittadini. “Ieri tre migranti che erano in quarantena preventiva sono usciti. E alcuni abitanti, inviperiti, si chiedevano perché loro non potessero mettere piede fuori casa e invece queste persone fossero uscite”. Il timore del primo cittadino è di dover fronteggiare due emergenze: da un lato gli sbarchi, dall’altro la rabbia della popolazione.

Martello non è l’unico a dire che l’isola, senza aiuto, non può affrontare questa situazione. Anche gli operatori del settore lanciano l’allarme. “La nostra prima preoccupazione è la tutela della salute di tutti e tutte: degli isolani e dei migranti. Per questo ribadiamo che oggi Lampedusa non è in grado di accogliere persone per un tempo prolungato e nel massimo rispetto dei protocolli sanitari previsti dall’emergenza Covid-19”, dice Claudia Vitali, di Mediterranean Hope, Programma rifugiati e migranti della Federazione delle chiese evangeliche in Italia. Cosa fare, quindi? “Coloro che arrivano devono essere immediatamente trasferiti in luoghi adibiti alla quarantena e al distanziamento sociale per la tutela della salute di tutti”.

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