Lampedusa, autorizzato lo sbarco di 10 migranti: “Necessitano cure”

sea watch 3

Dieci dei 53 migranti a bordo della Sea Watch verranno portati a terra perché necessitano di cure mediche. E’ questa la motivazione data a seguito dell’autorizzazione allo sbarco di alcune delle persone che da giorni si trovano in mare, al limite delle acque territoriali italiane, a bordo della nave umanitaria. A quanto si apprende, in 7 avrebbero bisogno di cure, mentre gli altri 3 sarebbero accompagnatori. I migranti, dopo aver lasciato la nave, verranno portati a Lampedusa dalla Guardia Costiera. La notizia dell’autorizzazione allo sbarco arriva solo qualche ora dopo la firma, da parte del ministro Salvini, del divieto di ingresso.

Bisognosi di cure

Attraverso un tweet, la ong Sea Watch ha comunicato un controllo sanitario a bordo nel primo pomeriggio di sabato. “A seguito delle comunicazioni della Sea Watch 3, da 3 giorni in mare senza l’indicazione di un porto sicuro, MRCC Roma ha annunciato un controllo sanitario in assistenza ai profughi. Ci stiamo avvicinando alla posizione dell’incontro, in acque internazionali, davanti a Lampedusa” recitava la comunicazione. Proprio a seguito di tali controlli è stata predisposta l’autorizzazione allo sbarco per alcuni dei migranti a bordo.

Salvini: “E’ fuorilegge”

“Sono stati autorizzati a scendere bimbi, donne incinte e malati. Io voglio il bene di tutti. Per quello che riguarda questa nave fuorilegge, per me può restare lì per settimane, per mesi, fino a Capodanno” ha detto il vicepremier. L’autorizzazione allo sbarco è infatti arrivata poco dopo la comunicazione del ministro Salvini della firma del divieto di ingresso: “Ho appena firmato il divieto di ingresso, transito e sosta della nave ong Sea Watch 3 nelle acque italiane, come previsto dal nuovo Decreto Sicurezza. Ora il documento sarà alla firma dei colleghi ai Trasporti e alla Difesa: stop ai complici di scafisti e trafficanti“. Come annunciato da Matteo Salvini, e come confermato dal Viminale, Trenta e Toninelli hanno apposto la loro firma al divieto, così come previsto dall’articolo 1 del decreto.

La replica di Sea Watch

La ong non si arrende, avendo a bordo quasi una cinquantina di persone ed essendo in mare ormai da giorni. “Sea Watch rimane senza un porto sicuro assegnato. Davvero un Ministro della Repubblica Italiana vuole costringerci a portare queste persone in un paese di guerra? Davvero l’Ue permette una tale violazione dei diritti umani?” recita un tweet.