Lampedusa terra d’accoglienza, anche per le tartarughe

Lampedusa terra d’accoglienza, anche per le tartarughe

Lampedusa, 4 ott. (askanews) – L’isola di Lampedusa è una straordinaria terra d’accoglienza. Non solo per le disperate anime dei migranti ma anche per le migliaia di turisti che ogni anno affollano le sue coste e, soprattutto per le tartarughe Caretta Caretta che sulle sue spiagge depongono le uova e ne sono diventate il simbolo.

Sulle banchine del porto vecchio ha sede il Lampedusa Turtle Group, un mini-ospedale, gestito unicamente da volontari e studenti di tutto il mondo, grazie alle donazioni dei turisti, che si occupa di curare gli esemplari di tartaruga che sempre più spesso si trovano in difficoltà soprattutto a causa della plastica che ingeriscono.

La biologa Daniela Freggi è la fondatrice e direttrice dell’ospedale.

“Qui alle mie spalle una delle nostre degenti che ha quasi terminato la sua convalescenza – ha spiegato – uno scafo le ha fracassato il carapace ma per fortuna con le terapie ricostruttive siamo riusciti a consentire a un tessuto connettivo di proteggere l’apertura che si era creata e ormai la nostra paziente è quasi pronta per ritornare nel suo mare”.

Proprio qui è nata una tecnica chirurgica innovativa che ha fatto il giro del mondo.

“Qui abbiamo avuto al fortuna guidati e coordinati dal professor Antonio Di Bello della facolta di Medicina veterinaria di Bari che, in circa 15 anni, ha operato circa 2000 tartarughe marine. La grande esperienza che ha accumulato nella sua professionalità gli ha consentito di mettere a punto nuove tecniche chirurgiche che adesso vengono chiamate addirittura ‘Lampedusa procedure’. Una di queste prevede l’accesso inguinale, accanto alle pinne posteriori per accedere all’intestino o l’accesso ascellare, vicino alle pinne anteriori per raggiungere lo stomaco”.

Ogni ambiente e ogni dotazione dell’ospedale, compresa la sala operatoria, esiste grazie alle donazioni dei turisti ma i problemi per i volontari che assistono circa un centinaio di tartarughe l’anno, sono tanti.

“Avremmo bisogno di una sede idonea – ha concluso la dottoressa Freggi – che ci possa consentire di prenderci cura di questi animali in una struttura elegante da presentare ai circa 20mila visitatori che vengono sensibilizzati sul problema dell’estinzione delle tartarughe marine ma anche di poter ampliare gli spazi per la degenza e la convalescenza”.