Lampedusa, Viminale in difficoltà: innumerevoli sbarchi minacciano la sicurezza sanitaria

Sea-Watch 3

Troppi migranti a Lampedusa e questa volta il problema sociale rischia di trasformarsi in una nuova emergenza sanitaria. Diciotto sbarchi in 24 ore, uno dopo l’altro. Tra questi si aggiunge anche arrivo del barcone avvistato nella giornata del 9 luglio 2020 dal velivolo Moonbird di Sea Watch 3: l’imbarcazione di fortuna trasportava a bordo circa 267 persone. In totale sono 618 i migranti giunti sull’isola siciliana negli ultimi due giorni: troppi per il Viminale, che non ha ancora individuato il luogo dove assicurarli per la quarantena preventiva. La maggior parte degli extracomunitari sbarcati a Lampedusa proviene da Tunisia e Libia, paesi che comunque non rientrano nella lista stilata dal ministro Speranza per il divieto d’ingresso in Italia dovuto al rischio coronavirus.

Troppi migranti a Lampedusa: la situazione

In 85, giunti in Italia su barchini improvvisati, dopo il viaggio intrapreso dalle coste della Tunisia sono già stati trasferiti a Porto Empedocle. Gli altri invece si trovano ancora sul molo di Favarolo in attesa di una sistemazione adeguata, dato che l’hotspot che conta solo 95 posti è quasi completamente saturo. La nave traghetto Moby Zaza, in gestione temporanea alla Protezione Civile, ospita ancora i 180 migranti sbarcati all’inizio della settimana dalla Ocean Viking: a questi si aggiungono i 30 positivi al virus, confinati nel ponte “zona rossa”.

Altri due ulteriori grossi sbarchi poi, avrebbero messo in seria difficoltà la gestione dei migranti. In totale, tra le due imbarcazioni, sarebbero attraccate al porto di Lampedusa circa 350 persone. Uno dei pescherecci interessati aveva lanciato l’allarme nella notte, raggiungendo solo Moonbird con una richiesta di soccorso rimasta orfana della Sea Watch: la ong tedesca battente bandiera olandese infatti è sotto fermo amministrativo da parte della Guardia Costiera per alcune presunte irregolarità registrate a bordo. Tra le anomalia segnalate c’è stata quella sul numero dei giubbotti di salvataggio, violazione aspramente contestata da Sea Watch che ha prontamente puntato il dito contro la guardia costiera libica.

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