L'analisi condotta da Adiconsum su una serie di lotti sequestrati

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covid mascherine
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La mascherina è una delle armi indispensabili contro il Coronavirus. Essa, tuttavia, nel caso in cui non sia a norma, non soltanto è inutile per evitare il contagio, ma potrebbe anche esporci a gravi rischi. A lanciare l’allarme l’associazione Adiconsum a seguito dell’analisi di un lotto esteso di confezioni di mascherine sequestrato in Veneto. Al loro interno è stato trovato biossido di titanio: una sostanza potenzialmente cancerogena.

L’analisi delle mascherine

L’analisi di Adiconsum è stata effettuata su diverse quantità di lotti di mascherine sequestrate dalla Guardia di Finanza in quanto prive di documentazione. L’allarme è partito da alcuni consumatori che lamentavano rossori nelle zone a contatto con il dpi e fastidio agli occhi. Dallo studio è emerso che al loro interno contenevano una grande quantità di biossido di titanio, una sostanza sbiancante utilizzata prevalentemente nell’industria alimentare e nella cosmesi.

Nel dettaglio, ad essere state analizzate sono state 700 mascherine tra chirurgiche, Fpp2 e in cotone. In circa 450-500 è stato trovato biossido di titanio in quantità variabile da 100 ppm (corrispondenti a mg/Kg, ndr) a 2000 ppm. La quantità maggiore era nella parte interna, ovvero quella più a contatto con la pelle. I livelli più alti di concentrazione sono stati riscontrati nelle mascherine chirurgiche.

Il biossido di titanio è cancerogeno

Il biossido di titanio, in chimica E171, è un composto di colore tendente al bianco che si presenta sotto forma di polvere cristallina. Secondo lo Iarc, se inalato, può essere potenzialmente cancerogeno. Anche l’Ue lo ha definito “probabilmente cancerogeno”. A febbraio del 2020, infatti, ha stabilito che qualunque prodotto che lo contenga deve avere un’apposita etichetta di segnalazione. In Francia invece è stata vietata totalmente, a partire dal 2017, la commercializzazione di prodotti che contengono tale sostanza.