Lanciata una campagna 'Io resto a casa' in lingua sarda

Roberta Secci

I sindaci di Cagliari, Paolo Truzzu, e della vicina Quartu Sant'Elena (terza città della Sardegna per numero di abitanti), Stefano Delunas, ci mettono la faccia per raccomandare ai concittadini di stare a casa e contenere l'epidemia di Covid-19. Ma le loro campagne di comunicazione hanno sollevato un vespaio.

Quella di Truzzu, coi manifesti sulle strade che riassumono le peggiori conseguenze delle violazioni dell'obbligo di non uscire, ha scatenato critiche e accuse di terrorismo psicologico ai danni dei cagliaritani, anche se ha incassato il placet del pubblicitario Gavino Sanna

Ieri sera ci ha provato il collega Delunas, che ha postato sui social un'immagine col suo ritratto e slogan in italiano e sardo. 'A Foras su coronavirus. Mellus a timi che a du provai. Abarraus in domu' (Fuori il coronavirus. Meglio temerlo che provarlo. Restiamo a casa). 

L'iniziativa, apprezzata per l'uso del sardo, è stata accolta con una buona dose di ironia 'bilingue'. Qualcuno si complimenta (in sardo) col sindaco di Quartu - "questa campagna di comunicazione è la cosa migliore che ho visto finora, bravo" - ma altri ne approfittano per polemizzare: "Sindaco, che ne dice di erogare i rimborsi del Ctm (mezzi pubblici, ndr) e dei libri?" oppure "Tira fuori le mascherine per i dipendenti delle case di riposo" (esortazione sempre in sardo)". E qualcuno sbotta: 'Ma state facendo una gara tra sindaci a chi è più disastroso nella comunicazione?".