Landini: "Sorpreso dalla giravolta di Di Maio sull'ex Ilva"

Pietro Salvatori

 

“Il ministro che ha fatto l’accordo che comprendeva lo scudo era ed è il capo dei 5 stelle. Lui c’era quella notte, non era da un’altra parte”. Maurizio Landini chiama duramente in causa Luigi Di Maio sulla gestione del caso Ilva. Intervistato da Maurizio Molinari a Milano in occasione del convegno “Metamorfosi”, organizzato da Huffpost, il segretario generale della Cgil si è detto “sorpreso” della giravolta del Movimento 5 stelle, che prima ha introdotto per decreto l’immunità penale, e poi l’ha eliminata con un emendamento in Parlamento, seguendo “motivazioni puramente politiche ed elettorali”.
Landini racconta dell’incontro della scorsa settimana a Palazzo Chigi con il premier: “Conte ci ha detto che pur avendo messo sul piatto scudo penale, Mittal gli ha risposto che non era sufficiente, anzi ha chiesto pure di derogare sulla legislazione sulla sicurezza del lavoro”. Ma avverte l’esecutivo in caso di rinegoziazione dell’accordo: “Non pensino di farlo senza di noi. Il piano industriale è stato discusso in un tavolo, e votato dagli operai dello stabilimento”. “Per questo - continua - il primo problema di credibilità che hanno le istituzioni è far rispettare quell’accordo”.


Ma il bersaglio principale dell’ex segretario Fiom è la proprietà franco-indiana: “Loro sanno meglio di me che uno stabilimento a ciclo integrale come quello di Taranto, se produce 4 milioni di tonnellate equivale a  chiuderlo. L’accordo prevedeva prima 6 poi 8 milioni. Anche risanandolo hanno bisogno di quei livelli di produzione”. Il punto è che “Mittal ha partecipato a un bando con delle clausole, ha vinto una gara pubblica. Se dopo pochi mesi vuole ridiscutere un piano industriale che ha un’orizzonte al 2023, questa è una presa in giro”.
Per questo “è singolare che il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia invece di chiedere di rispettare gli accordi dice che si possono ridiscutere”. “La trattativa, qualora...

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