Langhe, nasce “L’anello forte”: viticoltrici per economia circolare

Image from askanews web site
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Milano, 9 giu. (askanews) - Coltivano la vigna, producono vino e sono sensibili ai temi ambientali: nelle loro aziende riciclano e riutilizzano tutti gli scarti di lavorazione. È la nuova associazione "L'Anello Forte", fondata da 14 donne imprenditrici vinicole di Monforte d'Alba, nelle Langhe (Cuneo), di cui la metà ha meno di 35 anni. Il loro obiettivo è creare "una virtuosa economia circolare di prossimità, mantenendo la memoria contadina che non ha mai sprecato nulla".

"Dal 2018 lavoriamo a progetti di economia circolare che riguardano tutti i materiali che nelle cantine sono arrivati a fine ciclo, come la plastica, carta e cartone, e i tappi" ha spiegato la presidente del gruppo, Sara Vezza, aggiungendo "sentiamo l'urgenza di non sprecare risorse, di immaginare un futuro possibile per le generazioni che verranno, di declinare la sostenibilità in ogni suo aspetto, di affrontare la complessità dell'economia circolare, di mantenere viva la memoria di chi ci ha preceduto".

La prima iniziativa realizzata da L'Anello Forte è una scatola per le bottiglie di vino interamente fatta con scarti prodotti nel Comune di Monforte d'Alba. "Grazie alla collaborazione con FAG, azienda di packaging di Dogliani, e Osson che si occupa di recupero dei materiali - spiega Vezza - siamo riusciti a realizzare il sogno di produrre scatole per il trasporto del vino con cartone riciclato dalle nostre colline; è totalmente riciclabile e conforme alla nostra filosofia". Dopo il recupero dei tappi di sughero, "stiamo ora lavorando per riutilizzare anche le vinacce e gli scarti organici della vigna e delle lavorazioni in cantina e soprattutto della plastica" ha proseguito la presidente, sottolineando che "tutto questo è successo grazie alla giornalista e concittadina Maria Bianucci, che oggi non è più con noi fisicamente ma continua a vivere nei progetti che abbiamo condiviso e che portiamo avanti".

"L'Anello forte" è il titolo di un libro in cui lo scrittore e partigiano cuneese Nuto Revelli racconta la campagna piemontese del Dopoguerra attraverso la voce delle donne: il figlio Marco e l'editore hanno concesso all'associazione di utilizzare il nome.

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