L’anno del tartufo: piogge abbondanti e prezzi dimezzati per la stagione record

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Il tartufo si raccoglie in tutto l’Appennino, nel Monferrato e nelle Langhe. Ma anche ad Acqualagna, nelle Marche, in Toscane e Molise (Getty)

In origine il tartufo era considerato un cibo povero. Era apprezzato dai latini, ma nel Medioevo, crescendo sottoterra, non veniva paragonato ai frutti nobili che nascevano sugli alberi. Oggi è un ingrediente che impreziosisce le tavole di tutti i ristoranti stellati.

I dati sulla raccolta del 2018

Il 2018 potrebbe essere ricordata come l’annata perfetta per il pregiatissimo fungo. Per qualità e per prezzo. La Coldiretti precisa che il tartufo bianco rispetto allo scorso anno costa quasi il cinquanta per cento in meno. Tradotto in cifre, vuol dire che il costo è di 2,5 euro al grammo. I tagliolini al ristorante da 100 euro costano 45 euro.

Dimenticare il 2017

L’anno scorso è ricordato da raccoglitori e commercianti come un incubo. Un etto era arrivato a costare 450 euro, contro i 250 di questi giorni. Tutta colpa della siccità: nell’ottobre del 2017 in Piemonte, patria del tartufo, non era caduta neanche una goccia d’acqua. Le piagge abbondanti di quest’anno possono rendere la raccolta molto proficua.

L’inizio della stagione

La stagione inizia a settembre e finisce il 31 dicembre. “Il tartufo non ha a che fare con un’azienda che lo produce – spiega Mauro Carbone, direttore del Centro Nazionale Studi del Tartufo -. E’ quanto di più spontaneo esista in natura ed è legato alla ricerca di gente che fa il cacciatore per hobby”.

L’habitat

Il tartufo è un fungo di forma rotondeggiante e irregolare appartenente al genere Tuber che cresce sottoterra. Ci sono due categorie: bianco (il più pregiato) e nero. Cresce soprattutto tra le radici di querce, ma anche di castagni, noccioli, pioppi e faggi, ad una profondità di pochi centimetri. Dal profumo e sapore molto intensi, si assapora crudo tagliato fine su risotti, fettuccine, tagliate di carne, fonduta di formaggio e uova al tegamino. Si raccoglie in tutto l’Appennino, nel Monferrato e nelle Langhe. Ma anche ad Acqualagna, nelle Marche, in Toscane e Molise.

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