L'anno peggiore della storia dell'umanità, secondo la scienza

Dipinto di John Martin, ‘Una delle 7 piaghe d’Egitto, le acque del Nilo diventano rosse’ (Photo by Ann Ronan Pictures/Print Collector/Getty Images)

Da quando esiste l’umanità, guerre, pestilenze e catastrofi naturali hanno accompagnato il racconto del pianeta, lasciando segni inequivocabili a livello geologico, nelle opere d’arte e nei documenti. Sono stati molti gli anni tremendi, basti pensare al periodo 1940-1945 dopo Cristo, anni della seconda guerra mondiale. Oppure al 1347, quando la peste nera cominciò a sterminare la popolazione europea. Oppure al 1918, quando la spagnola mise sotto terra oltre 100 milioni di persone, debilitate anche da carestie e in Europa dalla prima guerra mondiale.

E invece, secondo l’archeologo medioevale Michael McCormick dell’università di Harvard, l’anno peggiore della storia dell’umanità è il 536 dopo Cristo.

Sebbene quest’annata non dica nulla, sulle prime, i documenti storici concordano sul fatto che quello fu un anno particolarmente pessimo. Da quella data il mondo conosciuto all’epoca, quello europeo, e in parte quello africano e asiatico, piombarono in una crisi economica che perdurò fino al 640, cento anni dopo l’inizio dei problemi. La crisi del 2008, in confronto, è minima.

Ma cosa accadde di preciso? Il 536 era il decimo anno del regno dell’imperatore bizantino Giustiniano I Il Grande; nessuna piaga era in corso e nessun genocidio, salvo qualche scaramuccia tra nobili e qualche battaglia qua e là. Il problema arrivò dal cielo. All’improvviso una nebbia fitta si impadronì dell’atmosfera, nascondendo il sole, facendo abbassare la temperatura rendendo gelidi gli inverni e improduttive le estati. Ebbe inizio una grave carestia, dall’Europa fino alla Cina, dove nevicò abbondantemente coprendo i raccolti.

Secondo quanto riscontrato dai geologi, quell’anno ci fu una catastrofica eruzione vulcanica, le cui tracce sono state trovate anche in Antartide. Recentemente, sul ghiacciaio del Colle Gnifetti (tra Italia e Svizzera) sono stati analizzati dei campioni di ghiaccio sui quali sono ‘scritte’ le tracce atmosferiche di epoche precedenti alle nostre. I vari strati permettono un’analisi certosina degli eventi anche anno su anno (eruzioni, precipitazioni, femomeni atmosferici diversi).

Nello strato datato 536 dopo Cristo erano presenti nel ghiaccio ceneri vulcaniche e detriti: indice di un’eruzione vulcanica violenta. Nel 540 ce ne fu un’altra ancora, e nel 541 arrivò la Peste di Giustiniano. Pessimo periodo per essere sul pianeta Terra. In sostanza, i nati del 536 (e anni successivi) ebbero una mortalità elevatissima e l’aspettativa di vita fu colpita in modo grave.

Il periodo con ceneri vulcaniche, pestilenze e carestie, finì nel 640. Nello strato di ghiaccio di quell’anno sono state rivelate tracce di piombo, a prova del fatto che sulla Terra era in corso un’attività industriale notevole e economicamente florida: la produzione di monete e manufatti di piombo e argento.

A conferma di tutto questo, l’economia europea ebbe un periodo di crescita e di stabilità, a seconda degli anni, fino al 1349, quando negli strati di ghiaccio si osserva un crollo della presenza di particelle minerali legate alle attività lavorative. In quel periodo è in corso la piaga della peste nera.

I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati sulla rivista specializzata Antiquity.

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