L'apertura di credito di Bersani ad un intesa tra Pd e Cinquestelle

alberto ferrigolo

“I 5 Stelle sono stati e sono certamente un problema per la sinistra”, ma ora “o si prende questo tornante come un'occasione per una correzione di rotta” oppure qualsiasi altra soluzione “apparirà un arrocco difensivo, e la destra potrà rimanere protagonista nel paese”.

Così scrive oggi, affrontando il tema delle alleanze e il nodo del governo, in una lettera-appello che appare sull'edizione di carta de la Repubblica, Pierluigi Bersani, l'ex segretario del Pd che il 27 marzo del 2013 in qualità di premier incaricato, si vide opporre - in diretta streaming con Crimi e Lombardi e affiancato da Enrico Letta - il gran rifiuto dei 5Stelle ad una possibile intesa tra il Pd e il Movimento.

“Un problema ma non il problema”, chiosa poi Bersani, che in quanto tale “comporta un'iniziativa politica combattiva e intelligente e un qualche ripensamento del profilo politico e programmatico della sinistra”. E adesso, di fronte “alla falsa partenza di una lunga legislatura” e alla necessità di “uscire dl caos” ci vorrebbe “il coraggio di alzare il tiro e di scandire con parole chiare una piattaforma di svolta”. Insomma, una mossa di apertura e di credito alla formazione dell'asse Grillo-Di Maio-Casaleggio.

Ma in che modo e su quali presupposti può avverarsi l'accordo? “Ci vorrebbero parole chiare”, sostiene l'ex segretario dem, “sui cambiamenti che si chiedono ai 5 Stelle, certamente” ma anche parole altrettanto chiare “su ciò che si è disposti a correggere dell'esperienza fatta fin qui dal centrosinistra”. Insomma, un discorso “chiaro e onesto” che possa dire qualcosa “a quel vasto popolo nel quale hanno radici sia la sinistra e il centrosinistra sia una parte grande dei 5 Stelle”.

Radici comuni, dunque. Per un popolo che in questi mesi e anni – “è singolare che nessuno ne parli”, sostiene Bersani – “si è in gran parte allontanato sia dalle diverse forze del centrosinistra sia dai 5 Stelle e che ha dunque bisogno di novità vere”.  A suo avviso, dunque, “o si prende questo tornante” che la storia mette dinanzi e lo si coglie come “un'occasione per una correzione di rotta” da parte di tutti i protagonisti in campo oppure sarà solo “arrocco difensivo” e la destra dilagherà diventando la protagonista delle sorti del Paese. “Una destra nuova, egemonica e regressiva”.

E andando a ritroso nel tempo e col pensiero che sembra percorrere anche quelle ore del 27 marzo di sei anni fa, Bersani scrive che “purtroppo sinistra e centrosinistra non hanno aperto gli occhi per tempo” preferendo “figurarsi un'alternativa generica e fallace fra responsabili e populisti” lasciando “largamente incustodita la nuova questione sociale” che ha consentito alla nuova destra di ritrovarsi “su una strada larga ed agevole”.

Ma oggi Bersani si dice certo che “esistono le idee per un progetto nuovo, condiviso e con un tratto percepibile di discontinuità” anche se “quello che ancora manca è la possibilità di discuterne seriamente”. Ma nonostante tutto “si può fare”, dice, e a tal proposito auspica ancora “coraggio e generosità” portando la politica “fuori dai tatticismi, dal cabotaggio dell'autocelebrazione e dal cinico realismo degli scettici” altrimenti “ci si rassegnerà al rito consolatorio di chi pensa di contrastare Salvini facendo quello che dice lui”. Com'è legittimo temere, se mancheranno appunto “coraggio e generosità”.