L'app che ha generato il caos del voto dem in Iowa

Paolo Fiore

Una figuraccia. Per il Partito Democratico ma anche per i sostenitori del voto elettronico “già pronto”. L'app che avrebbe dovuto agevolare e rendere più trasparente il caucus dell'Iowa è in panne. Risultato: niente risultati, almeno per un bel po'. Non ci sarebbero stati attacchi esterni: più semplicemente, l'applicazione non funziona. E l'imbarazzo è doppio, perché la società che l'ha sviluppata è legata a doppio nodo con i democratici.

Cosa è successo in Iowa

Il partito ha rilevato “incongruenze” e “ritardi sui controlli”. Il problema è l'app con la quale i responsabili delle 1678 circoscrizioni avrebbero dovuto registrare e inviare i risultati del voto. Peccato che abbia fatto cilecca. Alcuni responsabili di circoscrizione, ha riportato l'Associated Press, non ne avevano verificato il funzionamento. Altri si sono visti comparire sul display il messaggio “protocollo sconosciuto”.

L'alternativa, come previsto dalle procedure, era alzare la cornetta e comunicare per telefono. Ma di nuovo: peccato che l'organizzazione, affidatasi all'app, non avesse previsto un traffico così massiccio. Il sistema è quindi collassato. Il responsabile della campagna di Elizabeth Warren lo ha definito “a mess”, “un pasticcio”. Il comitato che sostiene Joe Biden ha confermato che sia l'app che l'alternativa telefonica “hanno fallito”. La portavoce del partito in Iowa, Mandy McClure, ha assicurato che non ci sarebbero stati “attacchi hacker o intrusioni”.

Troppa fretta

Il New York Times, citando fonti che avrebbero messo a punto la procedura, afferma che l'app non sarebbe stata testata a dovere su base statale. Anche per questioni di tempo: la scelta di utilizzarla sarebbe arrivata ad appena due mesi dal caucus, dopo che il Comitato nazionale democratico avrebbe sconsigliato un'altra soluzione. Inizialmente, infatti, si sarebbe valutata la possibilità di far votare gli elettori con il proprio smartphone, per poi virare su un più blando invio dei risultati da parte dei soli responsabili di circoscrizione.

I tempi (molto) stretti indicati dal Nyt sarebbero avvalorati da un altro elemento: la notizia che il caucus avrebbe adottato un'app è spuntata solo a metà gennaio. Pochi giorni dopo, il presidente del Partito Democratico dell'Iowa, Troy Price, si era detto “fiducioso del sistema di sicurezza messo a punto”. Anche perché il conteggio sarebbe stato verificato con le registrazioni dei voti su carta.

Chi ha sviluppato l'app: Shadow

Dietro il “pasticcio”, quindi, ci sarebbero (quantomeno) alcune leggerezze. Ma non solo. L'app è stata sviluppata da una società organica ai democratici, Shadow. Lanciata nel gennaio 2019, punta a creare “strumenti affidabili e semplici da usare” per la gestione di campagne politiche. Si definisce come “l'ombra” che accompagna “la costruzione delle infrastrutture tecnologiche per il Partito Democratico”.

È gestita da professionisti con un passato in società tecnologiche (come Google e Apple) e negli staff di esponenti del partito. Il ceo è Gerard Niemira, che ha fatto parte di Hillary for America, il comitato per le presidenziali di Clinton. Da lì sono passati anche la cto di Shadow Krista Davis e il coo James Hickey.

Il legame con il partito

L'anello di collegamento tra il Partito Democratico e Shadow è Acronym, una no-profit nata nel 2017 per sviluppare strumenti digitali di supporto ai “movimenti progressisti”. Il suo braccio politico-finanziario è Pacronym, un “Pac”, cioè un comitato che raccoglie fondi per sostenere candidati. Ha racclto circa 10 milioni di dollari, 500 mila dei qali arrivati da una recente donazione di Steven Spielberg.

All'inizio dello scorso anno, la ceo di Acronym, Tara McGowan, ha annunciato su Twitter di aver “acquisito” Groundbase. Il marchio esiste ancora, ma adesso è sotto l'ombrello di Shadow. È stata una cosiddetta operazione di “acqui-hiring”: compro una società soprattutto per assumere chi ci sta dentro. Il fondatore e ceo di Groundbase è infatti Gerard Niemira, che prima di diventare ceo di Shadow è stato cto e coo di Acronym. La ong spiega di avere “lanciato” la società che ha sviluppato l'app adottata dal Partito Democratico. E una delle sezioni del suo sito rimanda direttamene a quello di Shadow.

Il tentativo di scaricare “l'ombra”

Adesso però, dopo il gran caucus dell'Iowa, l'entusiasmo si è tradotto in distanza. Kyle Tharp (che è portavoce sia della ong che del suo Pac) ha diffuso una nota in cui dice che Acronym avrebbe saputo solo via Twitter che è stata Shadow a sviluppare l'applicazione. “Acronym è un'organizzazione senza scopo di lucro e non una società tecnologica”. Come tale, “non ha fornito alcuna tecnologia al Partito Democratico dell'Iowa”.

Shadow sarebbe solo “una delle compagnia indipendenti” nelle quali Acronym ha investito. Insomma: non ne sappiamo nulla, prendiamo le distanze. Eppure Shadow e Acronym sono molti vicine. Risultano avere sede allo stesso indirizzo: Washington, 1342 di Florida Avenue.