L'appello al Papa dei preti sposati

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di Elena Davolio  I preti sposati si sono dati appuntamento a Roma per un summit che si concluderà domani. "Chiediamo al Papa di potere tornare a celebrare la messa, non siamo dei miscredenti. Vogliamo aiutare la Chiesa a essere testimone del Vangelo, meno legata al potere, meno obbediente al diritto canonico e più vicina al Vangelo. La questione del celibato per noi diventa anche secondaria, il punto è che anche da sposati viviamo secondo il Vangelo e ci riteniamo risorsa preziosa per la Chiesa", sottolinea all'Adnkronos Giovanni Monteasi, esponente dell'associazione Vocatio che raggruppa gli ex preti sposati. Domani monsignor Giovanni D'Ercole celebrerà messa alle 8 alla 'Casa tra noi' di via Monte del Gallo dove si sono radunati i preti sposati. Al termine della due giorni, i preti sposati stileranno un manifesto e torneranno a scrivere al Papa perché prenda in considerazione la loro battaglia. Spiega Monteasi: "Noi siamo a disposizione per edificare una Chiesa somigliante a quella che vuole Gesù. Il celibato potrebbe anche essere un fatto secondario e facoltativo perché se ognuno di noi vive secondo il Vangelo diventa secondario il celibato o l'essere sposato. Nella mia esperienza di prete e poi di uomo sposato trovo porte aperte ovunque perché mi presento con le credenziali di chi vive secondo il Vangelo. Anche mia moglie è impegnata nel volontariato".  L'associazione Vocatio, al termine della due giorni di summit, tornerà a scrivere al Papa. "Già gli abbiamo scritto. Sappiamo che la lettera è arrivata sulla sua scrivania, mandammo anche la testimonianza di una coppia di preti sposati. Il Papa sa benissimo quello che facciamo. Non siamo nè miscredenti nè anticlericali", osserva Giovanni Monteasi.  Al convegno sarà tratta anche la questione dei 'viri probati' che dovrebbe essere affrontata anche nel prossimo Sinodo dei Vescovi sull'Amazzonia, in programma ad ottobre. Al che osserva Monteasi: "Non ci sarebbe nemmeno bisogno di tirare in ballo i 'viri probati'. Incominciassero a vedere quanti preti costretti a lasciare il ministero non hanno abbandonato la fede. Siamo una risorsa preziosa". E domani il summit terminerà con la celebrazione della messa officiata da mons. D'Ercole. "Il mio è un gesto di cortesia, di amicizia, e di ascolto. Ascoltare non significa automaticamente condividere", dice il presule.

di Elena Davolio  

I preti sposati si sono dati appuntamento a Roma per un summit che si concluderà domani. "Chiediamo al Papa di potere tornare a celebrare la messa, non siamo dei miscredenti. Vogliamo aiutare la Chiesa a essere testimone del Vangelo, meno legata al potere, meno obbediente al diritto canonico e più vicina al Vangelo. La questione del celibato per noi diventa anche secondaria, il punto è che anche da sposati viviamo secondo il Vangelo e ci riteniamo risorsa preziosa per la Chiesa", sottolinea all'Adnkronos Giovanni Monteasi, esponente dell'associazione Vocatio che raggruppa gli ex preti sposati. Domani monsignor Giovanni D'Ercole celebrerà messa alle 8 alla 'Casa tra noi' di via Monte del Gallo dove si sono radunati i preti sposati. 

Al termine della due giorni, i preti sposati stileranno un manifesto e torneranno a scrivere al Papa perché prenda in considerazione la loro battaglia. Spiega Monteasi: "Noi siamo a disposizione per edificare una Chiesa somigliante a quella che vuole Gesù. Il celibato potrebbe anche essere un fatto secondario e facoltativo perché se ognuno di noi vive secondo il Vangelo diventa secondario il celibato o l'essere sposato. Nella mia esperienza di prete e poi di uomo sposato trovo porte aperte ovunque perché mi presento con le credenziali di chi vive secondo il Vangelo. Anche mia moglie è impegnata nel volontariato".  

L'associazione Vocatio, al termine della due giorni di summit, tornerà a scrivere al Papa. "Già gli abbiamo scritto. Sappiamo che la lettera è arrivata sulla sua scrivania, mandammo anche la testimonianza di una coppia di preti sposati. Il Papa sa benissimo quello che facciamo. Non siamo nè miscredenti nè anticlericali", osserva Giovanni Monteasi.  

Al convegno sarà tratta anche la questione dei 'viri probati' che dovrebbe essere affrontata anche nel prossimo Sinodo dei Vescovi sull'Amazzonia, in programma ad ottobre. Al che osserva Monteasi: "Non ci sarebbe nemmeno bisogno di tirare in ballo i 'viri probati'. Incominciassero a vedere quanti preti costretti a lasciare il ministero non hanno abbandonato la fede. Siamo una risorsa preziosa". E domani il summit terminerà con la celebrazione della messa officiata da mons. D'Ercole. "Il mio è un gesto di cortesia, di amicizia, e di ascolto. Ascoltare non significa automaticamente condividere", dice il presule.