L'appello all'Italia di un attivista di Hong Kong: "Segua l'esempio degli Usa"

Francesco Palmieri

"Per il caso Hong Kong l'Italia segua l'esempio degli Stati Uniti": è questo l'appello lanciato da Jason Y. Ng, coordinatore del Progressive Lawyers Group (il Gruppo pro-democratico dei giuristi progressisti) e popolare scrittore, già presidente del Pen Club nell'ex colonia britannica. Solo poche ore fa la legge sui diritti umani a Hong Kong, varata dal Congresso Usa, è stata siglata dal presidente Donald Trump.

Si tratta, dice all'AGI Jason Y. Ng, di "un atto significativo per due ragioni principali". "Prima di tutto, è un endorsment formale ai manifestanti per la democrazia a Hong Kong da parte di un governo estero. E parliamo del governo di una potenza mondiale".

In secondo luogo, prosegue, "l'Hong Kong Human Rights and Democracy Act è un modello per altri governi stranieri affinché approvino sanzioni simili contro il governo di Hong Kong e quello della Repubblica Popolare Cinese qualora violino la libera espressione e altri diritti umani ai danni degli hongkonghesi. Difatti già i legislatori in Canada, nel Regno Unito e in Australia stanno valutando l'emanazione di una normativa simile". "Mi unisco agli altri attivisti per i diritti di Hong Kong nella richiesta al governo e al parlamento italiano - continua il coordinatore del PLG - di proporre e votare sanzioni simili a quelle varate dal Congresso americano".

Secondo Jason Y. Ng, "soltanto lavorando insieme il mondo libero può contrastare la crescente aggressione della Cina contro i valori democratici su scala globale". Eppure, sembra ancora troppo tiepido l'atteggiamento complessivo dell'Unione Europea: "L'agenda della Ue è dettata da Germania e Francia, ma sia la Merkel sia Macron sembrano avere un atteggiamento piuttosto amichevole verso la Cina. Oggi la Merkel invita i Paesi europei a concordare un approccio comune verso la Cina e verso la prossima realizzazione della rete mobile 5G, malgrado i richiami giunti dal Bundestag per boicottare Huawei e altri provider cinesi".

"Macron, a sua volta, ha visitato la Cina ai primi di questo mese - ricorda l'attivista all'AGI - per siglare decine di accordi il cui valore ammonta a 15 miliardi di dollari e ha eluso questioni spinose come quelle della liberalizzazione dei commerci e degli abusi dei diritti umani".

Come vede, Jason Y. Ng, l'immediato futuro di Hong Kong? "La vittoria alle elezioni dei consigli distrettuali locali e l'approvazione dell'Act Usa rappresentano un gradito stimolo per il morale dei manifestanti. Tuttavia - sottolinea - non sono ancora sufficienti per rimandare tutti a casa, almeno non fino a quando le loro concrete richieste saranno accolte dal governo".

L'incognita resta: "Nelle prossime settimane e mesi, Hong Kong continuerà a sobbollire - conclude l'attivista - e le proteste scoppieranno in modo sporadico, a seconda di come l'amministrazione guidata dal chief executive Carrie Lam gestirà, o non sarà capace di gestire, una situazione che rimane volatile".