L'appello dell'Oms sui vaccini divide gli esperti italiani

Sonia Montrella
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AGI - L'appello dell'Oms agli Stati membri più ricchi perché blocchino le vaccinazioni una volta immunizzati sanitari e persone fragili in modo da garantire un "equo" accesso alle dosi a livello globale divide gli esperti italiani interpellati dall'AGI. Da una parte c'è il direttore sanitario dell'Istituto Galeazzi di Milano, Fabrizio Pregliasco, che si dice possibilista, suggerendo di valutare la proposta. Dall'altra il direttore delle Malattie infettive del Sacco di Milano, Massimo Galli che mette in evidenza i danni e i rischi di una vaccinazione lasciata a metà. 

"Non possiamo dimenticare i Paesi più poveri. E non solo per una questione etica", spiega Pregliasco. Il problema "è anche sanitario", precisa. "Senza un vaccino lì, in quei territori, il virus può diffondersi incondizionatamente, col rischio che si sviluppino delle varianti". La proposta dell'Oms, dunque, "è assolutamente da prendere in considerazione. Valutiamo di vaccinare le persone a rischio negli altri Paesi prima di immunizzare i nostri giovani". Ma per Pregliasco "c'è un nodo da sciogliere: tutti i Paesi sanno che quanto più velocemente si porta a termine la vaccinazione di massa prima riparte l'economia. Ed è difficile pensare agli altri se hai una situazione critica da risanare", conclude.

Per Galli, invece, "Interrompere una campagna vaccinale dopo aver immunizzato i sanitari, gli anziani e i fragili è dannoso". "Capisco il problema e la preoccupazione dell'Oms, non voglio dare l'impressione di non volermi curare dei Paesi più poveri, ma è intuitivo che se le campagne vaccinali non vengono realizzate velocemente e in modo completo il problema e il rischio permangono", spiega Galli, che aggiunge: "Anzi, in questo modo è più probabile che possano emergere varianti resistenti agli anticorpi prodotti dal vaccino". Per l'esperto, "così come è avventurosa la linea della Gran Bretagna di somministrare la prima dose a più persone possibile, inoculando la seconda oltre i 21 giorni previsti da Pfizer, altrettanto rischioso sarebbe abbandonare una campagna a metà".

Dobbiamo considerare - prosegue l'infettivologo - che "già il fatto di non avere a disposizione un vaccino per gli under 16 è dannoso" in quanto la vaccinazione di massa taglia fuori tutta una parte di popolazione, la più giovane. In più, afferma Galli, c'è il vaccino AstraZeneca che non sembra essere "il più adatto per gli over 65, sia per via dell'insufficienza di dati sperimentali, che per la sua più ridotta efficacia rispetto ad altri". Per Galli, per un'immunizzazione globale equa l'unica strada è quella di "produrre uno sforzo socio-mondiale che passi per la costruzione di impianti farmaceutici o per il coinvolgimento di quelli già esistenti per un aumento della capacità di produzione".