L'Aquila, progetto università su abusi ricostruzione all'hackmeeting

L'Aquila, 30 giu. (LaPresse) - Verificare a colpo d'occhio se le commesse per i lavori di ricostruzione dell'Aquila non siano tutte concentrate nelle stesse mani. E' questo l'obiettivo di un ambizioso progetto lanciato da una docente di geografia della facoltà di lettere dell'università dell'Aquila, Lina Calandra, presentato all'hackmeeting in corso nel capoluogo abruzzese, che ha coinvolto una ventina di studenti dell'ateneo, impegnandoli per decine di ore in cambio di crediti universitari. Ci sono voluti sei mesi, hanno finito da poco più di una settimana. Il risultato del lavoro compiuto finora, ha spiegato Calandra, non è ancora stato reso pubblico ma lo sarà presto.

A spingerla a scendere in campo - e a venire all'hackmeeting - racconta, è stata la sua esperienza personale: "Ho studiato - racconta - i conoidi di deiezione per passare il concorso da ricercatrice all'università, sapevo perfettamente che erano pericolosi, però la mia casa era costruita proprio su uno di questi conoidi, ed è crollata nel terremoto. Voglio uscire dai canali istituzionali per restituire le mie competenze alla società. Non basta scrivere articoli scientifici se poi queste conoscenze finiscono sprecate".

Gli studenti hanno preso i dati di circa 15mila pratiche, resi pubblici dal Comune attraverso il proprio sito internet, e li hanno inseriti su Google Maps: per ogni pratica è indicato il proprietario dell'immobile che ha fatto richiesta di contributo, l'importo concesso, il nome della ditta a cui è stato affidato il lavoro e quello dell'ingegnere che ha firmato il progetto. Ora si tratta di passare alla seconda fase: "Vorremmo poter interrogare l'archivio - spiega Calandra - per conoscere per esempio tutti i lavori affidati a un certo ingegnere o a una certa ditta e calcolarne l'ammontare complessivo". "Non partiamo col preconcetto che ci sia qualcosa che non funziona", puntualizza, ma "il sospetto è che ci sia qualche cartello tra alcuni ingegneri e alcune ditte". Se sono oltre un centinaio, infatti, spiega, gli ingegneri coinvolti, solo un pugno sono invece quelli che firmano gran parte dei progetti, per vari milioni di euro.

Per questo motivo la professoressa tenuto un seminario al raduno nazionale degli hacker, spiegando il tutto e chiedendo una mano agli smanettoni, per i quali la gestione dei dati è pane quotidiano.

I dati caricati finora sono quelli degli edifici classificati "A", "B" e "C", vale a dire quelli che hanno registrato meno danni. Anche diversi immobili "E" (quelli più seriamente compromessi) sono già stati inseriti, ma per quelli si aspettano i dati definitivi, che saranno aggiornati via via. All'hackmeeting la professoressa ha trovato terreno fertile, visto che uno dei progetti in cantiere riguarda proprio la ricostruzione dell'Aquila. Si chiama Aquileaks/Sant'Agnese (che è la protettrice delle malelingue) e l'idea è quella di mettere su qualcosa di simile a Wikileaks, in cui le persone possano segnalare abusi e speculazioni. Alcuni programmatori hanno offerto il proprio aiuto per esportare i dati in un database apposito.

La professoressa ha poi contestato un recente studio preliminare promosso dal ministero per la Coesione territoriale, pubblicato appena due settimane fa, che si intitola "L'Aquila 2030, una strategia di sviluppo economico". Nel documento il governo, riprendendo alcuni dati Istat, individua il territorio di 29 Comuni come area di riferimento per gli interventi. Per Calandra si tratta di uno studio che non tiene conto dei flussi di movimento della popolazione nell'area e che ignora altri elementi che i geografi invece tengono presente quando fanno pianificazione territoriale.

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