L’aria condizionata del futuro manderà il calore nello spazio

[University of Buffalo]

Nel 2050 gli impianti di condizionamento dell’aria di tutto il mondo potrebbero consumare lo stesso quantitativo di energia elettrica richiesto ogni giorno dall’intera Cina. Lo afferma un rapporto dell'International Energy Agency, che prima di preoccupare fa sorridere, perché sottolinea un paradosso: per tenere al riparo dal calore gli ambienti chiusi, si aumenta il calore stesso all’aperto.

Superato il paradosso, arriva l’urgenza: quella di individuare alternative agli attuali impianti, fattore importantissimo nel determinare gli effetti della crisi climatica in cui vive la Terra. Una soluzione potrebbe essere il dispositivo realizzato dai ricercatori dell'università di Buffalo, secondo i quali si può tenere al fresco uffici e abitazioni proiettando il calore diffuso dagli impianti di climatizzazione direttamente nello spazio. E senza consumo di energia elettrica.

Il dispositivo (nella foto in alto) è anche di dimensioni contenute: si tratta infatti di una scatolina lunga circa trenta centimetri, ma capace di far fruttare al meglio il principio del raffreddamento radiativo. Quest’ultimo consiste nel processo naturale per mezzo del quale un corpo cede il proprio calore all'ambiente circostante in una forma capace di superare la barriera dell'atmosfera terrestre. E’ quel che accade ogni notte al mare, che libera nell’aria il calore assorbito nel corso della giornata. Il dispositivo ideato dai ricercatori di Buffalo lo farebbe nell’arco delle ventiquattro ore.

La chiave del funzionamento del sistema sono speciali pannelli multistrato composti di diversi materiali: essi permettono al dispositivo di rilasciare in modo efficiente il calore nell'ambiente circostante, e allo stesso tempo riflettere quasi del tutto la luce del sole per evitare di immagazzinare calore in eccesso. La scatola sarebbe installata sui tetti, con i pannelli orientati in modo preciso per proiettare in un’unica direzione i raggi solari riflessi e il calore assorbito dagli edifici. In pratica, formerebbero un raggio diretto verso l’atmosfera, senza disperdersi nell’ambiente circostante.

L’idea dei ricercatori dell’università americana non è la prima delle applicazioni del raffreddamento radiativo, ma si ispira al lavoro di altri ricercatori che già hanno ottenuto risultati promettenti, con diminuzioni dai 5 ai 10 gradi centigradi dell'aria immediatamente circostante. Il lavoro da fare, però, è produrre su larga scala i dispositivo abbattendone i prezzi per renderlo competitivo rispetto a un climatizzatore. A riguardo, non sono note tempistiche precise.