L'Athletic Bilbao e la sua filosofia

Jasmin Belabess
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Un antico detto frutto della saggezza popolare, recitava: "moglie e buoi dei paesi tuoi". Non un proverbio volto a discriminare quanto a conferire un'identità di gruppo. Si può dire che il Club Athletic Bilbao abbia fatto di quest'espressione folcloristica la sua filosofia d'essere.

L'Athletic Bilbao è una parte importante della storia del calcio spagnolo e non solo. La squadra basca è una delle poche a non essere mai retrocesse in seconda categoria e può vantare una filosofia d'insieme che la rende unica al mondo, senza precedenti nella storia. Per dirla in altri termini, i leoni acquistano solo calciatori nati nei paesi baschi, investendo e contando solo sui loro vivai.

Come sopra detto, la loro non è una questione di razzismo tutto nasce da una memoria storica. Alla nascita della Liga Spagnola il Club era uno dei più forti di Spagna se non il più forte, nella stagione 1928/1929 nel periodo più importante della sua storia, il caso vuole che la rosa fosse composta da soli calciatori baschi. Non era dunque una regola ma una questione logica, il Bilbao era la squadra più forte e aveva i calciatori più forti tutti autoctoni. Erano i migliori dunque perché acquistare da fuori? Non ce n'era motivo.

Soccrates Images/Getty Images
Soccrates Images/Getty Images

La cosa continuò così fino a quando con l'avvento delle Guerre Mondiali fu proibito l'acquisto di calciatori stranieri e soprattutto inglesi. Nessun problema per il Club che a differenza di altri non mise mano alla rosa. La legge rimase in vigore fino alla salita al potere del Generale Francisco Franco che la abolì. Negli anni '50 però il Bilbao attraversò un periodo non facile, di profondissima crisi economica. Quindi anche volendo non avrebbe potuto permettersi di comprare calciatori provenienti dall'estero, ergo più costosi. Ciò nonostante e con tutte le difficoltà del caso, i leoni furono capaci nel 1958 di battere una squadra ricca e campione d'Europa in carica, il Real Madrid, e non in uno stadio qualsiasi ma al Santiago Bernabeu, laureandosi così campioni della Coppa del Generalissimo (l'attuale Coppa del Re).

Ultimamente dopo essere stati accusati di razzismo, i leoni hanno provato a cambiare la loro identità interna, acquistando per esempio Jason Ramalho un calciatore di padre angolano e madre basca. Ma invece di essere visto come un gesto di apertura molti hanno tacciato l'azione come ancora più discriminatoria. Chiamarono così Ramalho "el negro de muestra". Ossia una facciata per celare la loro vera natura. In altri termini gli accusatori affermarono che il club per dimostrare la propria innocenza abbia preso proprio un calciatore di colore, sfruttandolo dunque.

Ma al di là delle accuse infondate e per rimanere più legati ai dati, il Bilbao seguendo la sua filosofia non è mai retrocesso ed è sempre stato uno dei club più importanti di Spagna. Dunque la domanda da rivolgere all'accusa sarebbe perché se le cose funzionano e vanno bene bisogna per forza cambiarle? O per rispondere con un altro modo di dire: squadra che vince non si cambia.

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