L'atleta paralimpico Oscar Pistorius vuole uscire dal carcere

Una nuova battaglia legale per Oscar Pistorius, atleta paralimpico sudafricano condannato per avere assassinato la fidanzata Reeva Steenkamp all'alba del giorno di San Valentino del 2013.

Pistorius sostiene di essere diventato idoneo a scontare la seconda metà della pena nella sua abitazione sin dal febbraio dell'anno scorso e i suoi avvocati si sono rivolti a un tribunale accusando le autorità carcerarie di non convocare il comitato di esperti chiamato a concedere i domiciliari.

Le autorità della prigione di Atteridgeville sostengono che per una questione di notifiche Pistorius non ha diritto agli arresti domiciliari fino al marzo prossimo, quando scadrebbe la metà della condanna finale.

La controversia nasce dal prolungato processo, con due appelli, durato dal 2013 al 2018. Pistorius era stato condannato dapprima a sei anni per omicidio colposo. Il procuratore generale fece appello e la sentenza fu commutata in omicidio intenzionale e 13 anni e 5 mesi di carcere.

La legge sudafricana per la libertà vigilata

Non è mai stato chiarito in maniera definitiva se nel conteggio siano inclusi o meno i 506 giorni trascorsi in carcere con la prima condanna.

La legge sudafricana prevede la possibilità di libertà vigilata se si ha scontato metà della pena. Per uscire dal carcere, uno comitato deve sentire il giudizio dello psicologo, dell'assistente sociale, dei responsabili di reparto del carcere, e soprattutto valutare il parere dei genitori della vittima, in questo caso dopo l'incontro avvenuto con Pistorius alla fine di giugno.

Secondo l'avvocato dell'ex atleta, Julian Knight, Pistorius è sempre stato un carcerato modello e ha tutti i requisiti per passare l'esame con successo e, a 35 anni, trascorrere la seconda metà della pena tra le mura di casa propria.