Latorre libro a 4 mani con Capanna: "La mia verità dopo dieci anni di sofferenze"

(Adnkronos) - "Mi sono sentito abbandonato, lasciato indietro, dimenticato. Sapevo di trovarmi schiacciato da qualcosa più grande di me che non comprendevo, non accettavo e non potevo gestire. Ero fermamente convinto della mia innocenza ma da militare avevo il dovere di fidarmi, in silenzio". Parole di Massimiliano Latorre, il marò italiano accusato insieme al commilitone Salvatore Girone, dell'omicidio di due pescatori indiani nel febbraio 2012 nella regione del Kerala, imputazione dalla quale sono stati completamente scagionati a gennaio di quest'anno.

Per raccontare il suo calvario giudiziario e personale ma soprattutto per spazzare via le ombre e le accuse di colpevolezza che si sono addensate per 10 anni sulla sua persona, Latorre ha scritto un libro a 4 mani con Mario Capanna. Un sodalizio letterario che si è via via trasformato in amicizia, nato per casualmente in casa della giornalista Alda D'Eusanio, che anche lei non ha voluto mancare oggi in sala stampa alla Camera alla presentazione de "Il sequestro del marò".

Una strana coppia quella nata dall'incontro tra l'ex leader del Movimento studentesco a Milano nel 1968, segretario e deputato di Democrazia proletaria e dei Verdi, quindi antimilitarista convinto e un militare di carriera appartenente a uno dei corpi d'elitè delle Forze Armate, imbarcato sulla petroliera "Enrica Leixe" con compiti di vigilanza contro la pirateria.

"Chi leggerà questo libro - ha premesso Capanna - ci troverà la storia raccontata per intero, senza omettere alcun particolare, con un lavoro certosino di verifica. Ogni affermazione - anche quelle più 'impegnative' che coinvolgono le autorità indiane come quelle italiane - non possono essere smentite, perché sono basate sulla verità e la concretezza dei fatti. L'autore è Massimiliano e io mi sono limitato a mettere ordine nelle parole, mettendo a disposizione la mia modesta esperienza di scrittura".

"Nel capitolo 'La trappola indiana' - ha spiegato Capanna - descriviamo come sia stato congegnato l'adescamento da parte dell'India per far cadere nella rete la nave prima e di conseguenza Latorre e Girone". Ma in parallelo alle manifestazioni di solidarietà, accanto agli striscioni 'Liberate i Marò' affissi sulle facciate di comuni grandi e piccoli che per mesi hanno sollevato un moto di partecipazione popolare in tutta Italia per la sorte dei due militari, c'è una 'ragion di Stato' che emerge dalle pagine del volume.

"Tra i motivi della debolezza e degli errori che sono stati commessi in questa vicenda - ha riferito ancora l'ex leader di Dp - ci sono ragioni di carattere economico, come ricordiamo nel libro riproponendo le affermazioni del ministro degli Esteri, Giulio Terzi di Santagata, che nel 2012 davanti alla decisione di rispedire Latorre e Girone in India, si dimise dal governo Monti". Nel febbraio 2014 in un'intervista all'"Espresso", il ministro afferma testualmente che l'affaire marò era stato causato da un "vergognoso errore di Monti, su istigazione del ministro Passera" che intimarono il ritorno dei militari in India per evitare "i danni economici che avrebbero subito le nostre imprese" e le ritorsioni delle autorità indiane.

Ha fatto discutere la decisione maturata da Latorre di presentare, dopo essere stato scagionato definitivamente dalle accuse di omicidio, una richiesta di risarcimento danni allo stato italiano. "Latorre - ha precisato l'avvocato Fabio Anselmo, legale, tra gli altri della famiglia Cucchi e compagno di Ilaria, anch'essa presente in sala stampa alla Camera - ha subito una violazione dei diritti umani, per aver vissuto 10 anni di tortura psichica. Fa bene a chiedere un risarcimento, chi storce il naso fa lo schizzinoso con la vita degli altri".

"Questo racconto - scrive Latorre nel libro - nasce dal desiderio di far conoscere la storia, quasi incredibile, che mi è toccato vivere, senza alcuna colpa, ma solo per aver fatto il mio dovere. Mi rattrista tuttora molto che, dopo il 31 gennaio 2022 – in seguito all’assoluzione piena – nessuno, né della politica né delle istituzioni, si sia pronunciato sull’assurda vicenda, e sulle ragioni di un uomo e di un militare che è stato sempre ligio alle regole e alle leggi. Mi è pesata la mancanza di quella pacca sulla spalla... che sarebbe stata un conforto morale".

"Nonostante le tranvate che ho preso in questi 10 anni - ha concluso Latorre chiudendo la conferenza stampa alla Camera - voglio guardare il lato bello della vita. Quando mi specchio lo faccio serenamente, perché non ho mai avuto dubbi sulla mia innocenza. A volte penso che la malattia che ho avuto mi ha salvato, dove sarei ora se non avessi avuto un attacco di ischemia? Di certo la malattia mi ha impedito di continuare a fare il mio mestiere".