L'attimo fuggente: cinquant'anni fa l'uomo sulla Luna -5-

Mgi

Roma, 20 lug. (askanews) - La sua lezione è anche quella dell'intero programma: l'uomo ama il meraviglioso, è vero, ma ci si abitua fin troppo in fretta; Kennedy si era trasformato in un eroe caduto, i Sessanta erano finiti, i Beatles si erano sciolti e alla Casa Bianca c'era ormai Richard Nixon. I contribuenti si erano stancati di finanziare quella che era diventata in modo quasi imbarazzante una routine, né gli importava troppo del'aspetto scientifico (quintali di rocce, ancora oggi non tutte analizzate): il progetto Apollo - i cui costi furono talmente enormi da soffiocare sul nascere per decenni qualsisi ipoetsi di ritorno - si rassegnò a partorire lo Skylab, a collaborare con i russi e a fare spazio agli shuttle, lasciando l'esplorazione umana dello spazio a un futuro incerto.

In prospettiva, mezzo secolo dopo, non occorre più tanto decidere se regalare un altro sogno, quanto se veramente sia ancora tale: se, cioè, il ritorno sulla Luna o la "conquista" di Marte valgano veramente la pena agli occhi di un'umanità che alle prese con i problemi attuali non abbia più voglia di fare un altro "grande salto".