L'attrice romana ha rivolto un ultimo saluto al grande maestro

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Un ricordo tra lacrime e sorrisi, quello fatto da Paola Cortellesi nel giorno dei funerali di Gigi Proietti. Il Maestro di molti volti della scena teatrale e cinematografica italiana. L’attrice romana ha rivolto un affettuoso e sentito pensiero alla famiglia e al grande Gigi, ricordando il suo fare gioioso e sempre alla mano.

Il ricordo di Paola Cortellesi ai funerali di Proietti

Una lunga e sentita lettera quella che Paola Cortellesi ha voluto dedicare al suo Maestro, Gigi Proietti, e alla sua famiglia. All’interno del Globe Theatre, al centro di Roma, a Villa Borghese, un ultimo, forte abbraccio è stato riservato al Maestro Gigi Proietti, scomparso il 2 novembre. Nel suo teatro, quello che aveva voluto fortemente creare e all’interno del quale aveva continuato a insegnare l’arte del teatro e della recitazione.

Tanti i pensieri commossi da parte di amici, colleghi, allievi. Da Enrico Brignano a Edoardo Leo, passando proprio per Paola Cortellesi. L’attrice romana ha deciso di rivolgere una sentita lettera nel giorno dei funerali del suo grande Maestro Gigi. Ha voluto raccontare il suo rapporto con l’attore, ma soprattutto con l’uomo, Gigi Proietti. Ha dedicato le sue parole alle due figlie, Susanna e Carlotta, e alla moglie dell’artista, Sagitta. Si è soffermata sulla narrazione della nascita del suo rapporto con Proietti e la grande ammirazione, sviluppata sin dai primi anni di vita, nei confronti di colui che, non tanto più tardi, sarebbe diventato uno dei suo più grandi amici.

Il testo integrale di Paola Cortellesi

“Cari Sagitta, Susanna e Carlotta,
che meraviglia deve esser stata aver accanto un gigante come Gigi e che peso enorme, Carlotta con garbo e gratitudine lo ha ricordato in questi giorni, deve esser stato averlo dovuto condividere continuamente con tutti gli altri. Io sono una di tutti gli altri, per molto tempo un’estranea, eppure ho ricordi indelebili legati a Gigi, episodi che hanno scandito la mia vita.

“E le melle le-le melle-le, sono buone sono belle sono buone sì ma non le posso digerir”.

La cantavo a 5 anni. A quell’età avevo già consumato l’audiocassetta di ‘A me gli occhi please’. La ascoltavamo di continuo noi cinque in macchina, nei lunghi viaggi estivi verso la Calabria. In casa ripetevo a memoria tutti i passaggi. Non potevo conoscere l’Amleto, ma avevo idea che fosse una storia tanto allegra mentre citavo le frombole e i dardi dell’avversa fortuna. Ricordo la prima volta che mi sono commossa, da bambina, è stato proprio sulle note de ‘La vita in osteria’. Io capitolavo alla prima strofa:

C’hai la pensione e du’ sordi da parte
Li fiji ormai ce l’hai sistemati
Si nu’ li vedi è che c’hanno da fa’

Quello è stato proprio un colpo basso. Per me, a livello emotivo, pari solo a Heidi che ritrova il nonno. Papà e mamma ci portavano a vederlo a teatro e crescendo, ammirandolo in ogni variazione di tono, di registro di linguaggio, ricordo nitidamente il momento in cui in platea, al Sistina, per la prima volta, ho capito che avrei tanto voluto fare questo mestiere. Pensa che guaio, dirà qualcuno, ma per me è la vita e la strada, senza saperlo, me l’ha indicata lui.

Gli ho raccontato tutte queste cose quando l’ho conosciuto, quando vi ho conosciuto, e Gigi mi ha risposto con affetto ma sono certa di esser stata l’ennesima perché un grande artista è patrimonio comune e ispirazione per molti. Un privilegio, tra tutti gli altri, l’ho avuto: quello di poter passare ogni tanto del tempo insieme e godere della sua compagnia, dei suoi racconti esilaranti, della sua genialità. Ridere a crepapelle senza ritegno insieme a un maestro. Po esse? Con lui sì, si poteva perché ogni volta aveva la mia età. Ma negli anni ogni suo consiglio, ogni pacca sulla spalla, ogni suo segnale di incoraggiamento è stato la spinta a far del mio meglio nella vita e in questo mestiere di pazzi.

Nessuno potrà mai togliervi i ricordi di una vita vissuta con lui, la vita vera, la vita reale – continuava a leggere la Cortellesi, con un evidente emozione in gola. Vi ha dato le gioie ineguagliabili di un compagno e di un papà. Per tutti noi altri è stato un faro: ci ha mostrato l’arte, il sogno, a volte, una strada da percorre. Oggi a proteggervi e camminare dietro di voi c’è un esercito di noi altri armato di riconoscenza, che lo amerà sempre e non lo dimenticherà mai“.